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Ultimo aggiornamento il 28/10/2021 alle ore 09:22

Attualità e Politica

09/06/2021 | 14:00

Giochi in Piemonte, l'intervento di Acadi-Confcommercio in audizione: distanziometro inefficace contro la ludopatia, sì ai limiti orari uniformi ma non oltre le 6 ore giornaliere

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ROMA - Rivalutare lo strumento del distanziometro e il numero di ore giornaliere in cui è previsto lo stop delle attività di gioco. È quanto ha chiesto Acadi - Confcommercio nel corso dell'audizione in Consiglio regionale del Piemonte sul disegno di legge per il "Contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico". Davanti alle Commissioni Attività produttive, Sanità e Legalità, l'associazione ha evidenziato «la ridotta validità dei “distanziometri” come strumenti di concreta prevenzione e cura delle dipendenze patologiche», come già illustrato da
da una ricerca pubblicata nel 2020 dal Journal of Psychopathology e pure presentata alle Commissioni. Strumenti come il distanziometro «risultano sostanzialmente espulsivi dell’offerta legale, lasciando spazio libero ad ogni offerta illegale». In ogni caso, secondo Acadi, il distanziometro non andrebbe applicato alle attività già operative, ma dovrebbe essere prescritto solo per le nuove aperture. «È opportuno precisare - ha proseguito Acadi - che non costituisce nuova installazione la sostituzione degli apparecchi» in casi come guasto o rinnovo e stipula di contratto con un nuovo gestore o concessionario, «a condizione che il numero di apparecchi installati presso il locale rimanga invariato». Positivo il riscontro dell'associazione sull'impostazione di un'unica disciplina regionale sui limiti orari, che eviterà regolamentazioni frammentate tra i diversi comuni che «generano effetti controproducenti». Tuttavia Acadi segnala «la difformità in eccesso del numero di ore di chiusura» da quanto stabilito dall'Intesa siglata in Conferenza Unificata nel 2017, «la quale indicava fasce orarie fino a 6 ore complessive di interruzione quotidiana di gioco». L'associazione ribadisce infine «la rilevanza del ripristino di una offerta che era pienamente lecita al momento della sua forzata estromissione in applicazione della legge regionale vigente».
LL/Agipro

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