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Ultimo aggiornamento il 12/12/2019 alle ore 20:17

Attualità e Politica

04/12/2019 | 17:52

Tribunale di Milano, schiaffo ai limiti orari cittadini: inutili contro la ludopatia e non in linea con l'intesa Stato-enti locali

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ROMA - L'efficacia dei limiti orari disposti per le sale giochi di Milano non è stata dimostrata, mentre è emersa «la sua insufficienza, se non inutilità, in difetto di altri e più incisivi interventi a tutela della salute dei cittadini». Così il Tribunale di Milano sul caso sollevato dal Codacons contro un operatore che gestisce quattro sale slot in città, accusato di non rispettare l'ordinanza sindacale del 2014. Il provvedimento di cinque anni fa fissava l'orario di esercizio delle sale giochi dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 23, ma secondo l'associazione dei consumatori - che aveva chiesto al Tribunale di provvedere al rispetto dell'ordinanza - le sale in questione non rispettavano i limiti previsti. Il giudice ha rilevato però che il blocco giornaliero previsto dal Comune è stato rispettato «per almeno sei ore»; una durata adeguata in base a quanto fissato dall'accordo siglato tra Stato ed enti locali in Conferenza unificata, nel 2017. L'intesa di due anni fa stabiliva appunto un tetto massimo di sei ore al giorno per lo stop della attività legate al gioco; un precedente che non può essere ignorato secondo il Tribunale, così come stabilito già da due sentenze del Tar Lazio riguardo ai limiti orari di Anzio e Guidonia. Il giudice, peraltro, evidenzia «la mancata dimostrazione che la limitazione dell'orario di funzionamento degli apparecchi così come disposta con l'ordinanza sindacale sia effettivamente idonea a incidere in senso positivo sul fenomeno della ludopatia, limitandolo o riducendone la diffusione». Al contrario, emerge «la sua insufficienza, se non inutilità, in difetto di altri e più incisivi interventi a tutela della salute dei cittadini». L'ordine di rispettarla si rivelerebbe dunque «inidoneo alla tutela degli interessi collettivi dei consumatori» e per questo la richiesta del Codacons è stata respinta perché infondata. LL/Agipro

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