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Ultimo aggiornamento il 16/07/2018 alle ore 22:34

Attualità e Politica

12/07/2018 | 17:24

Gioco illegale, i Monopoli e la minaccia fantasma: così il crimine si “sovrappone” al circuito legale

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gioco illegale monopoli

ROMA - Le modalità organizzative dei sodalizi criminali, che utilizzano normalmente tre fornitori di servizi tra Malta e Italia, sono ormai oliatissime: i siti di gioco sono privi dell’integrazione con i principali mezzi di pagamento – circuiti di carte di credito e finanziari – e servono praticamente da vetrina per le giocate sullo sport, che vengono gestite “al banco” con pagamenti esclusivamente cash. I prodotti da casinò (in particolare le slot virtuali) sono però veri, anzi verissimi e fanno capo ai principali provider internazionali del mondo, alcuni dei quali quotati in Borsa. Possibile allora che “major” di questo livello – alle prese con stringenti politiche di adeguamento a tutte le normative europee - possano fornire le proprie slot a soggetti non affidabili? Certamente no. Sono anch’esse raggirate dai provider. Questi ultimi, utilizzando il collegamento già effettuato con altri clienti – che possono essere sia concessionari italiani sia licenziatari di altri paesi UE - “girano” il prodotto slot anche ai bookmaker illegali che operano in Italia, utilizzando in questo caso dei “proxy”. Il server “sostituto” (questa è la traduzione del termine) gestito dai provider rende molto difficile, quasi impossibile, scoprire l’origine del collegamento. Così, l’utente in un bar di un piccolo paesino del Sud Italia (ma non solo, il fenomeno è nazionale) gioca con le migliori slot del mondo ma in forma anonima – utilizzando un IP creato ad arte dai tecnici dell’illegale - e senza strumenti di pagamento tracciabili: vincite e giocate sono pagate “offline” e rigorosamente in contanti presso il punto vendita. L’effetto per il mercato è duplice: meno garanzie per il giocatore e danni notevoli per la filiera legale, che non può competere. I siti, tra l’altro, non prevedono alcuno strumento di rivalsa per il giocatore che non viene pagato: quasi tutti fanno capo a lontane giurisdizioni offshore, oppure indicano nei “crediti” di avere ottenuto un’autorizzazione in nazioni europee, anche quando ciò non è vero. L’ultimo caso è stato denunciato dalla Malta Gaming Authority, che ha dichiarato sul proprio sito di non aver alcun rapporto con GameArt, un provider di gioco online che sul proprio sito si autodefiniva “licenziatario” della Mga. In ogni caso, operatori ed esercenti che si affiliano a questi siti godono di un vantaggio fiscale enorme. Il risparmio inizia con l’evasione del 20% della tassa sul margine (giocate meno vincite online) previsto dalla norma italiana e prosegue con la mancata denuncia dei guadagni ottenuti dagli esercenti con le commissioni: almeno un altro 30-40% di tasse evase, a seconda dell’aliquota Irpef di appartenenza.
NT/Agipro

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