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Ultimo aggiornamento il 14/10/2019 alle ore 19:02

Attualità e Politica

20/06/2019 | 13:52

ESCLUSIVA - L’offensiva del gioco illegale sul territorio, parla il superpentito Gennaro: provvigioni, master, punti vendita e quell’alleanza (fallita) con un bookmaker

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ROMA - Le provvigioni tra soggetti della filiera, secondo Mario Gennaro, sono regolate in maniera chiarissima: «L’utile viene ripartito in modo gerarchico. Solitamente il bookmaker trova un responsabile regionale definito “master”, con il quale si fa un accordo di “co-banco”, in cui cioè si divide il rischio al 50% (si spartiscono gli utili ma anche le eventuali perdite, ndr). Il master poi deve cercare in tutte le province una serie di promoter, che percepiscono delle commissioni che possono variare dal 10 al 15 al 20%, in questo caso senza alcun rischio. Il banco lo si fa tra il master e la società, quindi abbiamo primo livello la società, sotto il primo livello il master regionale, sotto questa i promoter e infine i centri scommesse veri e propri. Quindi se - per esempio - un mese la rete Calabria produce un profitto di 100.000 euro, il sistema automaticamente calcola quanto hanno guadagnato le agenzie. Se hanno guadagnato 30.000 euro, ne sono rimasti 70.000. Il sistema dirà poi quanto hanno guadagnato i promoter, magari 20.000 euro. Ne restano 50.000, da dividere tra master (25.000) e azienda (25.000): ecco il reale guadagno del bookmaker sui 100.000 euro di margine iniziali».

Musolino ha poi chiesto quale visibilità avessero i punti vendita non autorizzati: «No no, nei punti non autorizzati non si metteva nulla, al limite usavamo l’insegna del “punto it”, e poi alle sale gli si dava il “.com” di nascosto». Nelle 59 pagine dei “Gennaro tapes”, il superpentito ha descritto poi i contorni di un’alleanza commerciale fallita in partenza. «Nel 2009 – ha raccontato - prima di chiedere ad una notissima software house di realizzare un sito che avesse sia il poker sia le scommesse, abbiamo provato a fare un accordo commerciale con un competitor che si muoveva nel mercato non autorizzato. Inizialmente il poker lo avremmo fornito noi e le scommesse invece loro, perché comunque per noi il mercato dei bookmaker era nuovo». Un accordo che però durò davvero poco, ha spiegato Gennaro: «Forse un mese o due, veramente nulla, perché i vertici dell’altra società ci fecero una trappola: quando dovevamo attivare noi un centro per le scommesse, ai nostri centri chiedevano una serie di documenti, mentre per il sito che parallelamente loro, siamo nel 2009, stavano lanciando – un marchio divenuto poi un leader di mercato - non chiedevano niente. Quindi cosa succedeva? Noi per attivare le scommesse ai punti ci mettevamo un mese e mezzo-due mentre loro li attivavano in giornata. Allora io e il mio socio ci siamo detti: “Ma che facciamo, i fessi qua? Andiamo a prenderci la piattaforma noi e facciamo i bookmaker”. E quindi da lì nasce l’idea di creare la nostra piattaforma, recandoci da un fornitore di tecnologia per farci realizzare la soluzione adatta», ha concluso.

NT/Agipro

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