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Ultimo aggiornamento il 07/12/2019 alle ore 10:08

Attualità e Politica

04/12/2019 | 13:45

Global Starnet torna al Tar Lazio: "Corallo scagionato dal caso Bpm, Monopoli rivalutino la decadenza della concessione"

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ROMA - Torna al Tar Lazio la vicenda della concessione giochi di Global Starnet, per la quale i giudici avevano già confermato la decadenza disposta dall'Agenzia Dogane e Monopoli nel 2017. Il nuovo capitolo si apre con la richiesta di revisione del provvedimento, dopo gli ultimi sviluppi che hanno coinvolto Francesco Corallo - socio di riferimento della società - nell'ambito dell’inchiesta della Procura di Milano su presunti finanziamenti illeciti concessi dalla Bpm, quando era guidata da Massimo Ponzellini. Una vicenda giudiziaria per la quale la posizione dell'imprenditore era stata definitivamente azzerata lo scorso anno, per un vizio procedurale nell'avviso di conclusione delle indagini inviato dalla Procura di Milano. Il provvedimento di decadenza dei Monopoli di due anni fa si basava proprio sul ruolo di imputato di Corallo nel processo di Milano e sull'applicabilità delle norme in materia di gioco, che prevedono l’esclusione dalle gare e dalle concessioni dei soggetti condannati o indagati per associazione a delinquere. Secondo i legali della società, Francesco Corallo non ha mai assunto la qualità di imputato per associazione a delinquere nella vicenda Bpm e ciò «ha fatto venir meno il presupposto su cui si è basato il provvedimento di decadenza». Da qui la richiesta di riesame e il ricorso contro il silenzio dei Monopoli. L'Amministrazione, da parte sua, sostiene però di non essere tenuta a rispondere nei casi di istanza di riesame. La palla passa ora al collegio della Seconda sezione, la cui decisione è attesa entro un mese. Oltre alla discussione di oggi al Tar, la questione della decadenza verrà prossimamente affrontata anche in Consiglio di Stato, a cui la società si è appellata contro la sentenza di primo grado.
Attualmente Global Starnet è invece guidata da un amministratore giudiziario nominato dalla Procura di Roma in seguito a una nuova inchiesta, "Rouge et noir", che a dicembre del 2016 aveva portato all’arresto di Corallo con le accuse di riciclaggio, peculato, sottrazione fraudolenta di imposte e associazione a delinquere. LL/Agipro

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