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Ultimo aggiornamento il 19/09/2019 alle ore 13:07

Attualità e Politica

20/12/2018 | 13:38

Il Governo del cambiamento ha cambiato idea: nel contratto la stretta su slot e VLT, nella manovra 700 milioni dal prelievo sui giochi

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governo manovra giochi

ROMA - Da una parte la «strategia d’uscita dal machines gambling» contenuta nel contratto del Governo gialloverde e la guerra al gioco d'azzardo «che è una piaga sociale da combattere» (cit. Luigi Di Maio), dall'altra una stangata senza precedenti sulla tassazione nella manovra di fine anno, con l'obiettivo di intascare ben 700 milioni di euro dagli stessi giochi che dicono di voler abolire.
Con il divieto di pubblicità, introdotto nel Decreto Dignità per combattere la dipendenza, il Governo aveva già "stressato" il settore. La ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità, pochi mesi dopo, ha dimostrato che invece lo stop alla pubblicità non argina né il gioco problematico, né la deriva illegale (al contrario, deprime il mercato dell'editoria e delle manifestazioni sportive).
Ora, con un colpo di mano dell'ultimo minuto per evitare la procedura di infrazione dell'Europa, il Governo sottopone l'intero settore all'ennesima spallata: un aumento della tassazione che, unito al ritocco del payout (la percentuale restituita in vincita ai giocatori) potrebbe causare una profonda contrazione del mercato italiano, vanificando gli obiettivi di maggiori entrate. L'emendamento del Governo prevede in totale un aumento del preu per slot e VLT dell'1,75%, un aumento del 5% per la tassazione dei giochi online (poker, casinò e bingo), del 2% per scommesse fisiche, online e virtuali e un ritocco al ribasso del compenso per le rivendite di Gratta e Vinci.

Una mossa per recuperare 700 milioni di euro, a patto però che la raccolta resti costante: un'ipotesi azzardata, alla quale in realtà non credono neanche i tecnici del Governo i quali, nella relazione tecnica che accompagna l'emendamento depositato in Commissione Bilancio, sottolineano come, solo per quanto riguarda le slot, «i dati proiettati al 31 dicembre 2018 registrino una contrazione della raccolta che si attesterà a 24,1 miliardi di euro» (rispetto ai 25,4 miliardi dello scorso anno). Insomma, cambiano i Governi, ma non cambia l'abitudine di "spremere" il settore e il Governo Conte è arrivato dove neanche Mario Monti (con l'introduzione della tassa sulla fortuna) e Matteo Renzi (con la tassa da 500 milioni per la filiera slot) avevano osato.
Praticamente, l'unico gioco "salvo" dalla stangata di fine anno è la Lotteria Italia, a cui era già stata concessa la deroga al divieto di pubblicità. E il Totocalcio, un'altra tipologia che presenta «l'assenza di rischi legati al fenomeno del disturbo da gioco d'azzardo» e che è protagonista di un emendamento dei relatori Dell'Olio (M5S) e Tosato (Lega), che lo affidano alla nuova società Sport e Salute per essere rilanciato (ovviamente, anche in questo caso la pubblicità sarà ammessa).
MSC/Agipro

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