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Ultimo aggiornamento il 24/09/2018 alle ore 19:05

Attualità e Politica

28/03/2018 | 15:13

Giochi, Tar Toscana boccia ancora il regolamento di Livorno: “Limiti orari privi di supporto scientifico”

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ROMA - Il Tar Toscana boccia nuovamente il regolamento anti-ludopatia del Comune di Livorno. L’ordinanza del sindaco Filippo Nogarin entrata in vigore lo scorso agosto è stata annullata dal tribunale amministrativo, che ha accolto il ricorso della Bingo Amico srl, rappresentata dall’avvocato Cino Benelli. Ingiustificata, secondo i giudici, la disposizione che prevede l’apertura delle sale e il funzionamento degli apparecchi da gioco per 9 ore al giorno, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 23. I limiti orari - si legge nella sentenza - devono essere motivati da «precisi studi scientifici relativi all’ambito territoriale di riferimento», privi di «evidenti illogicità o irragionevolezze che incidano sulla legittimità del provvedimento». L’ordinanza di Livorno, invece, si basa su «una serie di riferimenti a studi e contributi, di diversa natura e provenienza, che appaiono però del tutto insufficienti a giustificare l’emanazione di una disciplina restrittiva degli orari». A rendere illegittimo il regolamento è anche la mancata diversità di trattamento tra sale giochi specializzate ed esercizi più generici come bar, ristoranti, tabaccherie e alberghi, dove l’accessibilità dei minori è «decisamente più agevole» rispetto ai locali interamente dedicati al gioco. Il riferimento alla nuova legge regionale entrata in vigore a gennaio è infine «irrilevante», poiché tale legge «si riferisce alla ben diversa problematica della distanza dai “luoghi sensibili” e non incide per nulla sulla problematica degli orari di apertura». Per il Comune di Livorno, condannato anche al pagamento delle spese processuali, si tratta del secondo stop del Tar al regolamento sui giochi, dopo quello arrivato a maggio 2017: in quella occasione i giudici avevano annullato il “distanziometro” di 500 metri disposto per sale e apparecchi da gioco, che di fatto proibiva l’attività in tutto il territorio comunale. LL/Agipro

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