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Ultimo aggiornamento il 28/09/2020 alle ore 10:25

Attualità e Politica

23/04/2020 | 18:45

Lo sport alla fase 2, Malagò (presidente Coni): “Il calcio ha il diritto di ripartire, ma serve anche un piano B”

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malagò coronavirus figc

ROMA - «Non ho mai pensato che il calcio non debba ripartire, tutt'altro. Ho sempre sostenuto che il calcio ha il diritto/dovere di fare di tutto per ripartire, anche per gli interessi che ruotano attorno, e per la sua specificità». Così il presidente del Coni Giovanni Malagò in una intervista all'Adnkronos, nella quale ha precisato la sua posizione sulla fase 2 del calcio dopo il blocco da coronavirus. «Dopodiché – continua Malagò - ribadisco ancora una volta che il calcio, a differenza di tutti gli altri sport, non prevede un'alternativa all'idea che il campionato possa non ripartire, o magari riparta e non possa finire. E' doveroso, giusto ed encomiabile che uno provi a trovare tutte le soluzioni per cercare di chiudere la stagione». 

I rischi della fase 2 - Il numero uno dello sport italiano ha fatto cenno ai potenziali rischi della ripartenza: «Se, per un motivo che nessuno può sapere, ma è facilmente intuibile, a differenza di altri sport, si riprende il campionato e poi c'è un problema e non lo si completa, non c'è certezza e c'è il rischio di compromettere non solo la stagione corrente ma anche la successiva».
Sulla volontà della Uefa di far valere i meriti sportivi, e non il ranking, nel caso non si riuscisse a portare a termine i campionati, Malagò glissa. «Va bene, è una scelta loro». Quanto alla volontà della Bundesliga di ricominciare il 9 maggio, rileva: «La Bundesliga ricomincia il campionato con il piano B già nel cassetto. Ha già fatto l'accordo con Sky Germania dicendo che se il campionato riparte ci sono degli accordi e se non riparte ce ne sono altri, già stabiliti».

Il protocollo Figc - Tornando al calcio italiano: ieri la Figc ha presentato il protocollo per la ripartenza al Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. «Il calcio ha fatto il protocollo per conto suo – ha commentato il presidente del Coni - magari lo ha fatto meglio, io non lo so, ma lo ha fatto in modo diverso. Ha interpellato un suo medico, che non è più un medico sportivo, ha interpellato dei suoi tecnici, hanno fatto un loro protocollo, e poi non è il calcio, ma è la Serie A. E allora a questo punto si sta giocando una sua partita per conto suo, è legittimo, è in piena autonomia, è loro facoltà farlo, ma è normale che io lo debba evidenziare».

Tamponi ai calciatori - Si è parlato della possibilità che i giocatori vengano sottoposti a tutta una serie di tamponi per assicurare la ripresa. Così Malagò: «Evidenzio che ad oggi palesemente c'è un problema nel Paese di tamponi. Se, quando si ricomincia ad allenarsi, escono tutti questi tamponi e le società di calcio, visto che si mettono disposizione, li vogliono regalare alla collettività, se è così ne prendo atto, sarebbe una bellissima cosa». A proposito di fase 2, il Governo ha chiesto al Coni una sorta di certificazione: «Entro domenica sera, lavorando giorno e notte, consegniamo al Governo un documento dicendo: questa è sotto ogni punto di vista una certificazione che tutela tutti: atleti, tecnici, società, dirigenti. Poi il Governo deciderà, ma noi abbiamo fatto il nostro compito».

Tokyo, serve il vaccino - Uno sguardo alle Olimpiadi di Tokyo del 2021: «Se non arriva il vaccino il problema è come ci si sposta. Wimbledon senza la gente, ad esempio, che lo fai a fare? Quindi se non c'è il vaccino, magari ci sarà un farmaco, ma certo che se non arriva nulla è tutto in discussione». Infine, sul terzo mandato da presidente: «Ho promesso al mio mondo di ricandidarmi».

RED/Agipro

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