Agipronews

Hai dimenticato la password?

Ultimo aggiornamento il 11/12/2018 alle ore 17:47

Attualità e Politica

23/01/2018 | 14:00

Operazione “Ndragames”, Cassazione: custodia cautelare confermata per quattro indagati

facebook twitter google pinterest
ndragames cassazione giochi

ROMA - La Corte di Cassazione conferma le misure cautelari disposte per quattro indagati nell’inchiesta “Ndragames”, che a marzo 2017 ha portato alla luce oltre tremila apparecchi illegali piazzate dai clan calabresi e lucani in tutta Italia, che fruttavano annualmente un ricavo stimato in 200 mila euro l'anno per ogni macchina. Il sistema messo in piedi dai clan era protetto da una sofisticatissima rete di server e cloud stranieri, e con un meccanismo di accesso realizzato da hacker, italiani ed europei, di altissimo livello. Il Tribunale del Riesame di Potenza aveva disposto per i quattro imputati (complessivamente erano oltre 200) gli arresti domiciliari e l’obbligo di dimora per associazione a delinquere finalizzata alla raccolta illecita di gioco e alla frode fiscale, misure confermate dalla Terza sezione penale della Cassazione. «La contestazione non riguarda soltanto la partecipazione ad un sodalizio criminoso diretto unicamente alla gestione, con modalità illecite, di giochi e scommesse online, ma anche alla evasione delle imposte sugli ingentissimi redditi conseguiti dallo svolgimento di tali attività, che non venivano inclusi, dagli associati, nelle rispettive dichiarazioni dei redditi», si legge nelle sentenze. Sotto tale aspetto, «sussistono gravi indizi di colpevolezza».

I giudici non ritengono valida neppure la tesi secondo cui gli apparecchi avrebbero dovuto essere ricondotti alla categoria dei “giochi promozionali”, finalizzati a promuovere l’acquisto di altri servizi o beni. Una possibilità «esclusa» dalla Cassazione, vista «la onerosità dell'accesso» agli apparecchi «e il versamento di somme di denaro quale corrispettivo delle vincite». Non può essere nemmeno ipotizzato un illecito amministrativo, secondo quanto sostenuto dagli indagati: un’eventualità che riguarda «la messa a disposizione degli apparecchi senza autorizzazione», ma non un’attività che accanto alla gestione delle macchine, con tanto di dotazione software, affiancava quella di siti «che consentivano l'accesso ai giochi d'azzardo, anche in un'intermediazione illecita nella raccolta di scommesse attraverso la raccolta e la distribuzione di denaro». Il Tribunale del Riesame, conclude la Cassazione, «ha dato ampiamente atto del solido compendio indiziario acquisito» a carico degli indagati e ha motivato la persistenza di un pericolo concreto di reiterazione dei reati. I ricorsi sono dunque stati rigettati.  LL/Agipro

Breaking news

Ti potrebbe interessare...

x

AGIPRONEWS APP
Gratis - su Google Play
Scarica

chiudi Agipronews
Accesso riservato

Per leggere questa notizia occorre essere abbonati.
Per info e costi scrivere a:

amministrazione@agipro.it

Sei già abbonato?
Effettua il login inserendo username e password