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Attualità e Politica

10/05/2019 | 14:17

Operazione Dna, Cassazione: "Tribunale di Bari valuti nuovamente l'aggravante mafiosa per Tommaso Parisi"

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ROMA - Il Tribunale del Riesame di Bari dovrà nuovamente esaminare le attività dei centri scommesse riconducibili a Tommaso Parisi - indagato nell’indagine della Dda di Bari sulla presunta gestione di un giro di scommesse online illegali - per valutarne la possibile relazione con la mafia. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione nel provvedimento che accoglie la richiesta del Procuratore di Bari. Parisi, indagato per trasferimento fraudolento di beni con l’aggravante mafiosa, era stato accusato di aver intestato fittiziamente a quattro prestanome altrettanti centri scommesse con sede a Bari e in provincia.  Lo scorso dicembre il tribunale, pur confermando il carcere per il figlio del capo clan del quartiere Japigia di Bari, Savino, aveva escluso l'aggravante mafiosa. La Cassazione sottolinea però l'ordinanza di custodia cautelare, da cui «è emerso che il circuito delle agenzie di scommesse nel territorio pugliese era gestito da esponenti della criminalità organizzata, che operavano spesso tramite prestanomi». In questo contesto il Tribunale «ha omesso di considerare» anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia,«da cui si evince un evidente coinvolgimento del sodalizio mafioso facente capo a Savino Parisi nel settore delle scommesse, che rappresenta una delle attività principali dell'organizzazione criminale, che attraverso le diverse agenzie tra i profitti significativi e riesce anche a riciclare il denaro proveniente dalle altre attività illecite». Il Tribunale del Riesame ha ritenuto che l'obiettivo dell'indagato fosse esclusivamente personale, senza legami con i clan, ma «con argomentazioni obiettivamente contraddittorie». L'ordinanza di dicembre è stata dunque annullata nella parte in cui esclude l'aggravante mafiosa, con il rinvio al Tribunale di Bari per un nuovo esame.
Parisi, indagato per trasferimento fraudolento di beni con l’aggravante mafiosa, era stato accusato di aver intestato fittiziamente a quattro prestanome altrettanti centri scommesse con sede a Bari e in provincia.

Sempre nell'ambito dell'operazione Dna, la Cassazione ha confermato la custodia cautelare di Andrea Gaiti, accusato di associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo delle scommesse, di riciclaggio e auto riciclaggio. In questo caso i giudici confermano la decisione del Tribunale di Bari, che «ha ravvisato nell'attuale permanenza del sodalizio associativo di cui l'indagato è stato ritenuto partecipe la ragione della esistenza di un attuale pericolo di recidiva». Il «persistente coinvolgimento» di Gaiti nel settore della raccolta delle scommesse, ha reso necessaria la custodia cautelare, «per limitare in modo adeguato le libertà di movimento e di comunicazione del ricorrente, attraverso cui, altrimenti, l'indagato sarebbe in grado di proseguire nelle sue attività illecite».  LL/Agipro

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