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Ultimo aggiornamento il 16/07/2019 alle ore 19:01

Attualità e Politica

31/01/2019 | 12:07

Operazione "Game Over", processo per 51 indagati

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ROMA - Saranno processati 51 dei 53 indagati nell’operazione "Game Over" del febbraio 2018, con cui la Procura di Palermo ha smantellato la rete di imprenditori e commercianti in affari con Cosa nostra per la gestione del business delle slot machine e delle scommesse. Ieri sera, riporta "La Repubblica", il gup Maria Cristina Sala al termine dell’udienza preliminare ha rinviato a giudizio 25 indagati e ha accolto la richiesta di rito abbreviato per gli altri 20. Sei le richieste di patteggiamento accolte. 

Per chi ha scelto il rito abbreviato la prossima udienza è prevista il 5 marzo. La discussione dei patteggiamenti è in programma il 13 febbraio. Per chi invece ha scelto il rito ordinario il processo inizierà il 7 maggio davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo. Due le posizioni stralciate per legittimo impedimento: si tratta di Alessandro Lizzoli e Antonio Trusciglio Pantisano.

I 51 a processo devono rispondere a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, raccolta abusiva di scommesse, truffa ai danni dello Stato, reimpiego e intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti. Dalle indagini della squadra mobile era emerso il sistema con cui i due capi Antonio Lo Baido e Benedetto Bacchi «stringevano accordi con i capi delle associazioni criminali dei quartieri di Palermo – scrive la procura nella richiesta di rinvio a giudizio - che avrebbero imposto le loro imprese quali unici soggetti legittimati a gestire videopoker e scommesse online».

In cambio del monopolio Bacchi e Lo Baido garantivano entrate fisse nelle casse delle famiglie. L’attività di apertura di centri scommesse utilizzava i marchi B2875, Onebetsport, LpSport, Aleabet - riconducibili alla società maltese Phoenix International.

La scorsa settimana la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha disposto il sequestro dell’impero economico di Benedetto Bacchi, su proposta del questore Renato Cortese. Il cuore del patrimonio, che vale 6 milioni di euro, è in quattro società che hanno sede a Malta. RED/Agipro

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