Attualità e Politica
09/07/2019 | 10:55
09/07/2019 | 10:55
ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per Giovanni Minutola, uno degli indagati dell'operazione "Gaming off line", ma l'accusa di agevolazione mafiosa mossa nei suoi confronti dovrà essere riesaminata dal Tribunale di Catania. È quanto si legge nel provvedimento della Seconda sezione penale pubblicato oggi. Minutola era stato sottoposto alla misura cautelare dopo le indagini della Procura di Catania che, a novembre 2018, hanno portato alla luce una consolidata organizzazione criminale, sotto l'egida del clan catanese Cappello-Bonaccorsi, dedita alla gestione di numerose agenzie di scommesse presenti in Sicilia. L'indagato era stato accusato di associazione per delinquere pluriaggravata, concorso in truffa aggravata e continuata e concorso in trasferimento fraudolento di valori, il tutto con l'ulteriore aggravante dell'agevolazione mafiosa. Secondo la Cassazione, però, il Tribunale di Catania ha operato «una immotivata traslazione» tra la consapevolezza di Minutola di partecipare all'associazione per delinquere e «la consapevolezza che l'associazione ed i reati-fine posti in essere dagli associati con i quali era in contatto agevolavano anche il clan mafioso». Il punto «necessita di ulteriore approfondimento motivazionale» e sarà riesaminato dal tribunale etneo. Le misure cautelari sono comunque state confermate: dalle indagini è emerso che l'imputato raccoglieva gioco in maniera illecita, utilizzando «scommesse a distanza riconducibili a società operanti all'estero (Albania, Romania e Malta) in violazione della normativa di settore» e di quelle antiriciclaggio. Aveva inoltre progettato siti non autorizzati per la raccolta di gioco, «anche all'interno di agenzie che parallelamente utilizzavano siti legittimamente autorizzati a tale attività così da rendere più difficile l'individuazione dei siti illeciti ed in tal modo inducendo in errore l'Agenzia delle Entrate e l'Erario sul luogo di raccolta delle scommesse». In questo caso, conclude la Cassazione, gravità degli indizi e il pericolo di recidiva sono stati adeguatamente argomentati, dunque la misura cautelare rimarrà operativa. LL/Agipro
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