Attualità e Politica
09/06/2020 | 10:37
09/06/2020 | 10:37
ROMA - Un «trattamento deteriore» è stato riservato alle imprese e ai lavoratori del settore giochi durante «rispetto a quello applicato» durante l'emergenza sanitaria «ad attività che presentano rischi strutturali e funzionali anche maggiori in punto di diffusività del virus». A sottolinearlo è l'Osservatorio Eurispes sui Giochi nella nota diffusa oggi. «Il Governo riapre le attività economiche con il rispetto dei protocolli di sicurezza per il contrasto della diffusione del Covid-19, ma il gioco legale no, rimane escluso dalle riaperture “in sicurezza” - si legge - Sui motivi del prolungato stop si interroga un settore legale che ingloba 150.000 lavoratori e che è nato da una complessa e progressiva opera di regolamentazione, la quale ha portato all’emersione e alla legalizzazione di un’attività prima vietata, ma ampiamente diffusa». Le task force e gli esperti incaricati dal Governo per fronteggiare la fase emergenziale «non sembrano apportare quel contributo tecnico necessario per superare quello che appare un “blocco” rispetto ad una galassia complessa ma che occorre governare con cognizione di causa e senso di responsabilità».
Oltre alla chiusura a oltranza, l'Osservatorio esprime dubbi sulla politica attuata sulla materia dagli ultimi due Governi: «Se da un lato ha abdicato ogni decisione finalizzata a disciplinare e regolamentare, dall’altro è restrittiva, limitativa, punitiva, al punto tale che pare disconoscere la patente di legittimità alle imprese del comparto. Si pensi al divieto totale di pubblicità e promozione, unico nella cornice europea». A trarre vantaggio da tale situazione di incertezza è «certamente la criminalità organizzata, che investe nello sviluppo di canali di offerta di gioco non autorizzati che sfruttano sovente il carattere transfrontaliero delle attività e server posti in paesi offshore - continua la nota - Questo si legge nelle relazioni periodiche della Procura Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia e ciò è stato confermato, anche recentemente, dal procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho e dal Capo della Polizia, Franco Gabrielli». L'Osservatorio porta a esempio anche l'operazione "All in" di ieri, condotta dalla Guardia di Finanza di Palermo. Come già sottolineato ad Agipronews dal colonnello Gianluca Angelini, «l’allarme lanciato dagli operatori del settore sui rischi di infiltrazione dei clan, causati dal blocco perdurante delle sale scommesse, trova concreta dimostrazione nelle indagini delle ultime settimane. Nell’ultimo periodo abbiamo rilevato investimenti significativi della criminalità, il che dimostra come i capitali illeciti circolino velocemente».
Per l'Osservatorio trova quindi conferma l’allarme sul sommerso lanciato a novembre 2019 da Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes: «Il gioco illegale (nel suo complesso), sulla base delle più recenti stime della Guardia di Finanza, vale tra i 20 e i 25 miliardi di euro». E ancora: «Bisognerebbe avviare azioni più incisive di contrasto al gioco illegale, altrimenti ogni più rigida regolazione del settore legale potrà trasformarsi in un regalo proprio per chi opera fuori dalle regole, fiscali e sanitarie». Secondo l'Istituto le scelte davanti al Governo sono poche: «Il gioco pubblico o rimane legale e autorizzato senza essere discriminato, o viene cancellato per rispedire tutta la domanda nelle mani e nelle maglie delle reti illegali. La partita si gioca tutta sul campo della responsabilità». L’auspicio, conclude la nota, «è che il gioco pubblico venga finalmente governato e non solo tassato e limitato fino al punto da minarne la stessa sopravvivenza a tutto vantaggio dell’illegalità». RED/Agipro
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