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Ultimo aggiornamento il 16/12/2018 alle ore 11:00

Attualità e Politica

20/11/2018 | 11:44

Piemonte, Cassiani (PD): “Dati sul gioco fuorvianti e distanziometro inefficace, bisogna puntare su formazione e informazione”

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piemonte cassiani giochi distanziometro

ROMA - «Serve un ragionamento sui dati dello studio di Ires Piemonte: ritengo che i numeri siano stati interpretati in modo sbagliato, c’è confusione tra il concetto di “giocato” e perso”, sul calo della raccolta». È quanto commenta il consigliere regionale del Pd Luca Cassiani sui risultati presentati ieri nel corso della riunione congiunta della terza e della quarta Commissione della Regione Piemonte, relativi agli effetti della legge regionale per il contrasto al gioco d’azzardo patologico. «Non si tiene contro del peso dei giochi illegali e di quelli online, senza contare che le proiezioni contenute nello studio si basano su dati che l’Agenzia Dogane e Monopoli non ha ancora diffuso. Non sono numeri attendibili e non possono dare una reale valutazione della legge», continua Cassiani. Il consigliere continua a esprimere perplessità sull’efficacia del “distanziometro”, ovvero sulla distanza minima che gli esercizi commerciali che ospitano slot machine devono rispettare nei confronti di luoghi ritenuti sensibili. «È una misura che non ha avuto un grosso impatto sulla diminuzione del gioco poiché lungo le strade statali sono stati aperti nuovi mini casinò e altri stanno per aprire e chi vive nelle zone di confine si riversa a giocare in Liguria o in Lombardia. Sono luoghi ben più a rischio per i giocatori con tendenza patologiche». Inoltre, «bisogna tutelare le attività imprenditoriali già attive al momento dell’entrata in vigore della legge. Ecco perché durante il consiglio regionale di oggi presenterò un emendamento nell’ambito del disegno di legge “Omnibus” per modificare l’efficacia retroattiva della norma. Il “distanziometro” dovrebbe valere solo per le nuove aperture». Infine, «insisterò per l’introduzione nella legge di specifiche forme di tutela per i giocatori a rischio: la formazione, l’informazione, le campagne di comunicazione sono la via da imboccare, ma finora non è stato fatto nulla». LL/Agipro

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