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Ultimo aggiornamento il 24/02/2020 alle ore 19:02

Attualità e Politica

28/01/2020 | 16:35

Caso Piemonte, Negro (Astro): “Imprese al collasso, chiesta a Cirio la modifica della legge sul gioco

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ROMA - «La scorsa settimana abbiamo mandato al presidente Cirio e ai 51 componenti del consiglio regionale una lettera in cui riassumiamo l'impatto della legge anti-ludopatia piemontese sulle aziende del settore giochi. Abbiamo spiegato chiaramente come la normativa attuale non abbia risolto in alcun modo e nemmeno attenuato il problema della dipendenza. Ha soltanto provocato licenziamenti e la chiusura di molte aziende». Lo ha detto ad Agipronews Mario Negro, presidente onorario dell'associazione di gestori Astro, impegnata a monitorare giorno per giorno gli sviluppi del “caso Piemonte”. Nella regione, la legge approvata nel 2016 vieta l'esercizio di ogni apparecchio di gioco (slot e Vlt) in esercizi pubblici e sale situati a meno di 500 metri dai cosiddetti luoghi sensibili (scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, oratori, istituti di credito e stazioni ferroviarie). Nei comuni con non più di 5000 abitanti la distanza minima diventa di 300 metri. Negli ultimi due anni, quello piemontese è divenuto il fronte più caldo per ciò che riguarda gli effetti delle leggi locali sul settore. In primo luogo, perché la sua normativa è una delle prime entrate in vigore, e poi perché, a differenza di quanto accade in altre regioni, il distanziometro si applica non solo alle nuove aperture ma anche agli esercizi già esistenti. 

«A Cirio – continua Negro – abbiamo espresso l'auspicio che il nuovo Governo della Regione si ponga su una linea di discontinuità rispetto al precedente, attraverso una modifica della legge». La risposta del presidente della Regione non si è fatta attendere: «Ci ha spiegato che il procedimento di revisione della normativa relativa al gioco patologico è compito del Consiglio Regionale. Per essere ascoltati e presentare le nostre istanze dovremo quindi rivolgerci al presidente dell'assemblea».

Nel frattempo, però, una proposta di legge di modifica, presentata dal leghista Claudio Leone, è già all'attenzione del Consiglio. Punta essenzialmente a limitare i divieti alle nuove aperture, salvando le attività già in esercizio. «La stiamo seguendo con attenzione – dice Negro – è sostenuta da diversi esponenti della maggioranza e sta andando avanti, anche se qualcuno dell'opposizione si è già mobilitato per tenere in piedi la normativa attuale».

La situazione delle aziende sul territorio induce a serrare i tempi: «Molte imprese, soprattutto di piccole dimensioni, hanno già chiuso – conclude Negro – Altre, più forti, hanno dimezzato il personale. Per questo abbiamo intenzione di inviare un'altra lettera, a nome dei dipendenti e indirizzata stavolta al responsabile della Commissione Lavoro. Bisogna assolutamente salvare le attività superstiti e il loro personale». 

MF/Agipro

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