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Ultimo aggiornamento il 19/07/2018 alle ore 20:37

Attualità e Politica

14/06/2018 | 15:53

Distanze in Puglia, 75 punti gioco segnalati. Agire: “Comuni inerti, le piccole imprese sono in crisi”

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puglia giochi agire

ROMA - «Le imprese navigano a vista e non sanno quale sarà il proprio destino di fronte all'inerzia dei Comuni». Agire, l’Associazione Gioco e Scommesse Rete Esercenti, lancia un grido d’allarme per la complessa situazione delle imprese di gioco in Puglia, obbligate dalla legge regionale a mantenere almeno 500 metri di distanza tra le loro attività e luoghi sensibili come scuole e chiese. «È ormai quotidiana - si legge nella nota di Agire - la notifica alle imprese di gioco di provvedimenti di chiusura e di interruzione della raccolta dei giochi e delle scommesse da parte dei Comuni pugliesi Provvedimenti che molto spesso vanno a colpire piccole imprese, per lo più a conduzione familiare, che operano da decenni in virtù di regolare autorizzazione». Solo nelle ultime settimane, in provincia di Lecce, sono state segnalate 75 attività troppo vicine a luoghi sensibili. Oltre a disporre la chiusura delle sale, sottolinea l’associazione, i Comuni «non forniscono alcuna indicazione sulle aree urbane nelle quali può essere ubicata l'offerta di giochi pubblici e quindi possono essere trasferite le attività nel rispetto delle distanze minime. Una volta trasferite, le imprese avranno a quel punto la certezza di non doversi spostare ancora se un luogo sensibile si insedierà sotto la distanza minima?». Per questo, continua la nota, è necessaria la mappatura dei territori comunali, un compito che «non può che essere di competenza degli Uffici comunali. Anche se manca una previsione espressa, l'obbligo è implicito anche nell’intesa siglata in Conferenza unificata tra Stato ed enti locali a settembre 2017». Per l’associazione «non è ammissibile che per prevenire i rischi di dipendenza patologica si attui una politica locale di sola espulsione del gioco legale dai territori per restituire l'offerta al mercato illegale che si sta riorganizzando». Il nuovo Governo dovrà dunque assumersi la responsabilità «di gestire il settore con cognizione di causa», anche consultando le associazioni e con il supporto di istituti di ricerca scientifica. «I diritti delle imprese meritano tutela e verranno difesi, con il supporto dell’Associazione, fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea», conclude la nota. LL/Agipro

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