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Ultimo aggiornamento il 18/02/2020 alle ore 20:16

Attualità e Politica

17/01/2020 | 16:05

Relazione DIA secondo semestre 2019, Sicilia: "Tra le attività mafiose anche la gestione transazionale delle scommesse"

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ROMA - Tra i nuovi indicatore di interesse nelle indagini sulle articolazioni mafiose in Sicilia c'è «la gestione di siti di scommesse sportive on line e il fenomeno del match fixing». È quanto si legge nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al primo semestre 2019 e trasmessa in Parlamento. Le investigazioni condotte in questo ambito hanno evidenziato «come anche le tecnologie offrano opportunità di infiltrazione, soprattutto in ambito transnazionale attraverso il sistematico ricorso a piattaforme di gioco predisposte per frodi informatiche, spesso allocate all’estero, che consentono l’evasione fiscale di consistenti somme di denaro». Il sistema, infatti, «crea un circuito parallelo a quello legale, non tracciabile, del tutto clandestino rispetto al gioco autorizzato dallo Stato». Il meccanismo illustrato dalla DIA è ormai noto: «Imprenditori locali oppure prestanome sfruttano il principio della libertà di stabilimento per costituire società di gaming e di betting in altri Paesi dell’Unione Europea, di fatto operando sul territorio nazionale, eludendo la stringente normativa italiana in materia fiscale ed antimafia e traendo vantaggio e protezione dalle normative meno esigenti previste sotto questi aspetti in altri Stati membri dell’Unione».

Le indagini giudiziarie hanno evidenziato ad esempio «un'anomala concentrazione di operatori del settore, nonché di server e altre strutture operative nell'isola di Malta». Le indagini più recenti hanno di mostrato che in diversi casi «concessionari di siti legali (sovente proprietari anche di siti illegali) ed i loro “master”, per garantire la diffusione del proprio circuito di centri scommesse nel territorio, si sono rivolti direttamente ai vertici delle varie articolazioni territoriali di Cosa nostra, stringendo accordi illeciti». È questo il caso  dell’operazione "Game Over", «nella quale un imprenditore del settore, con l’appoggio della famiglia mafiosa di Partinico, riusciva a imporre il proprio circuito illegale di raccolta scommesse sportive in una vasta area anche della città di Palermo, garantendo, in cambio, un introito fisso o calcolato a percentuale sulle entrate dell’affare». LL/Agipro

 

 

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