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Ultimo aggiornamento il 16/12/2018 alle ore 11:00

Attualità e Politica

29/11/2018 | 13:29

Scommesse, Cassazione: "Discriminazione del bookmaker non conta se l'esercente commette un reato"

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ROMA - Le presunte discriminazioni subite da un bookmaker estero sul mercato italiano non sono rilevanti quando i titolari dei centri scommesse commettono reati relativi alla gestione dell'attività. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza che dichiara inammissibile il ricorso di due indagati siciliani contro il sequestro di materiale informatico disposto dal tribunale di Ragusa. Le indagini, partite da un controllo su strada, avevano portato alla luce «gravi indizi» del coinvolgimento dei due imputati «in un sistema illecito di gestione di scommesse on line». Il tribunale ha accertati che i titolari del centro scommesse consentivano «ai
giocatori l'uso di conti gioco intestati a soggetti di comodo», impedendo così «l'identificazione dei singoli giocatori, frustrando le esigenze di tutela sottese alla normativa
antiriciclaggio, le esigenze di ordine pubblico e di sicurezza, le esigenze di controllo sui minori e sulle fasce sociali più deboli». In questo quadro, le presunte discriminazioni del bookmaker estero al quale erano affiliati «non assumono alcuna rilevanza». In ogni caso, concludono i giudici, gli indagati non hanno chiarito neanche quale fosse «quale fosse esattamente la loro relazione giuridica con il bookmaker in questione, né
hanno dimostrato le ragioni per le quali tale soggetto estero sarebbe stato discriminato in Italia». LL/Agipro

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