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Ultimo aggiornamento il 07/08/2020 alle ore 17:00

Attualità e Politica

27/07/2020 | 12:38

Scommesse, Cassazione: "L'intermediazione è un reato, non conta l'eventuale discriminazione del bookmaker"

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ROMA - Gli esercenti che accettano e pagano scommesse per conto di un bookmaker senza le necessarie autorizzazioni commettono reato. A ribadirlo è la Settima sezione penale della Corte di Cassazione sul caso di un esercente di San Benedetto del Tronto condannato a sette mesi di reclusione (pena sospesa) per raccolta abusiva dal Tribunale di Ascoli Piceno e dalla Corte di Appello di Ancona. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso del gestore e confermato il reato commesso dall'indagato nel 2015, quando «gestiva l'attività di raccolta di scommesse senza la prevista autorizzazione» di polizia. L'imputato, inoltre, «non svolgeva la mera attività di ausilio tecnico, trasmissione dati all'operatore straniero, ma esercitava in prima persona una vera e propria attività di intermediazione e raccolta delle scommesse». Un comportamento illecito che rende irrilevante la vicenda del bookmaker straniero a cui era collegato il gestore, e la sua eventuale discriminazione nella partecipazione ai bandi di gara per la concessione. «In presenza di svolgimento di un'attività di intermediazione - conclude la Cassazione - non assume alcun rilievo l'indagine sulla discriminazione perpetrata che richiede la dimostrazione che vi sia una mera attività di raccolta e trasmissione di dati, situazione esclusa dai giudici del merito». LL/Agipro

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