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Ultimo aggiornamento il 24/06/2021 alle ore 10:55

Attualità e Politica

04/02/2021 | 11:15

Scommesse, cessione della rete: Cassazione ribadisce regole di diritto a tribunale di Taranto. Avv. Agnello: “Ora applicare giurisprudenza nazionale e UE”

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ROMA - Continua il botta e risposta tra Tribunale di Taranto e Corte di Cassazione. Al centro della contesa, l’attività di un centro del bookmaker Stanleybet, il cui titolare – accusato di raccolta abusiva di scommesse - è difeso dall’avvocato Daniela Agnello. Nei giorni scorsi, la Quarta sezione della Corte di Cassazione ha nuovamente annullato l’ordinanza del Tribunale del riesame di Taranto, pubblicata dopo il primo annullamento con rinvio da parte della Terza Sezione penale. In questo procedimento, sono intervenute due pronunce da parte di due diverse sezioni della Corte di Cassazione che hanno entrambe cassato le ordinanze del giudice territoriale che voleva ritenere integrato il fumus del reato. Nella prima pronuncia, si affermava che «la Stanleybet Malta non ha partecipato in ragione della ritenuta discriminatoria disciplina nazionale, in quanto è stata imposta forzosamente al concessionario la cessazione dei beni, e pertanto ciò funge da deterrente alla partecipazione alle gare e ciò può rappresentare una restrizione al diritto di stabilimento e/o di libera prestazione di servizi». Il Tribunale di Taranto non ha però applicato la regola di diritto imposta dal giudice di legittimità, spingendo la difesa del centro scommesse a presentare un nuovo ricorso per Cassazione. Il botta e risposta è dunque proseguito, stavolta davanti alla Quarta Sezione, che ha nuovamente censurato per violazione di legge il provvedimento del giudice territoriale. Accogliendo i motivi di ricorso, la Corte suprema ha statuito che «non risulta che l'onere della prova da parte dell'ufficio requirente - strettamente collegato, nella specie, all'esigenza di provare il fumus commissi delicti - sia stato assolto». Secondo i giudici, il Tribunale del Riesame ha effettuato una valutazione «incompleta e inidonea» e non ha osservato «il dictum della Corte di Giustizia Ue e della normativa nazionale all'epoca vigente alla luce dell'ordinamento dell'Unione Europea». Secondo l’avvocato Agnello, «in entrambe le sentenze la Corte di Cassazione ha emesso regole di diritto finalizzate ad una corretta lettura della giurisprudenza nazionale ed eurounitaria in favore dell’operatore Stanleybet, ostacolato e discriminato nell’accesso al sistema concessorio italiano». NT/Agipro

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