Agipronews

Hai dimenticato la password?

Ultimo aggiornamento il 11/12/2018 alle ore 12:09

Attualità e Politica

19/11/2018 | 12:08

Scommesse senza concessione, Cassazione: “Bookmaker discriminato? Bisogna provarlo”

facebook twitter google pinterest
scommesse concessione cassazione discriminazione

ROMA - La raccolta delle scommesse è subordinata alla concessione statale e alla licenza di pubblica sicurezza, e non basta sostenere la presunta discriminazione del bookmaker per continuare a raccogliere giocate. È quanto ha ribadito la Terza sezione della Corte di Cassazione nella sentenza che ha dichiarato inammissibile il ricorso delle titolari di un centro scommesse ad Acireale, in provincia di Catania. Il Tribunale siciliano e la Corte di appello territoriale avevano condannato le due imputate alla pena di giustizia, per aver raccolto abusivamente le giocate. Alla presunta discriminazione subita dal bookmaker a cui il centro scommesse era collegato, la Cassazione sottolinea che «occorre la dimostrazione» di tale discriminazione e di come questa abbia comportato la mancata acquisizione delle autorizzazioni e l’illegittima esclusione dalle gare. Circostanza che in questo caso non si è verificata: la società in questione «non era titolare di alcuna concessione rilasciata dallo Stato italiano, né era stata illegittimamente esclusa dalle gare per l'aggiudicazione delle concessioni per l'esercizio dell’attività di raccolta delle scommesse». Bocciata dai giudici anche la tesi secondo cui la confusione normativa in merito a concessioni e autorizzazioni avrebbe indotto all’errore le due indagate: «Chi intende svolgere una data attività commerciale è gravato dell'obbligo di acquisire preventivamente informazioni circa la specifica normativa applicabile in quel settore, sicché, qualora deduca la propria buona fede, non può limitarsi ad affermare l'incertezza derivante da contrastanti orientamenti giurisprudenziali nell'interpretazione e nell'applicazione di una norma, la quale non abilita da sola ad invocare la condizione soggettiva d'ignoranza inevitabile della legge penale; al contrario - concludono i giudici - il dubbio sulla liceità o meno della condotta deve indurre il soggetto ad un atteggiamento più attento». LL/Agipro

 

Breaking news

Ti potrebbe interessare...

x

AGIPRONEWS APP
Gratis - su Google Play
Scarica

chiudi Agipronews
Accesso riservato

Per leggere questa notizia occorre essere abbonati.
Per info e costi scrivere a:

amministrazione@agipro.it

Sei già abbonato?
Effettua il login inserendo username e password