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Ultimo aggiornamento il 28/05/2020 alle ore 20:58

Attualità e Politica

12/05/2020 | 19:15

Scommesse “salva sport”, la protesta degli esercenti corre via mail: “Nuova tassa in un momento terribile, così sarà difficile ripartire”

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ROMA - La chiusura decisa a inizio marzo, il lungo lockdown senza neanche il conforto di una data presumibile per ripartire. E poi, ultima goccia, l'ipotesi di un contributo “salva sport”, emersa nelle bozze del Dl rilancio, in pratica una nuova tassa. Una situazione a dir poco critica che ha spinto gli esercenti che operano nel settore delle scommesse sportive a dare vita ad una protesta civile, una sorta di “volantinaggio telematico" per comunicare un disagio ormai acuto. Dalle prime ore del pomeriggio la nostra casella di posta - come quella di altri media, leggendo la mailng list in fondo alla missiva - è stata inondata di mail con lo stesso contenuto inviate da operatori di ogni parte d'Italia. Toni garbati, ma drammatici, con speciale riguardo proprio al fondo “salva sport” che tasserebbe «in una situazione di grave crisi economica causata dalla pandemia, migliaia di imprese che operano legalmente con concessione statale nel mondo delle scommesse sportive» e metterebbe «a rischio 10 mila esercenti con le proprie famiglie e con i propri dipendenti che attualmente non percepiscono reddito da oltre due mesi. Anche noi nel nostro piccolo contribuiamo da anni al sostentamento delle società sportive con abbonamenti onerosi alle piattaforme Sky e Dazn, che data la situazione sarebbero le prime a vedersi recapitare le nostre lettere di disdetta». Nessuna contrapposizione con il mondo dello sport, che del resto rappresenta la fonte primaria della loro attività e di cui si riconosce il bisogno di sostegno. Tuttavia, tassare ancora le scommesse, non è la soluzione: «Siamo certi che il mondo del calcio e lo sport dilettantistico possano trovare una forma di “aiuto economico” che  non vada a penalizzare le nostre imprese, diversamente ci vedremo costretti a non poter più riaprire e a dover licenziare i nostri dipendenti. Questa tassa, qualora confermata, comprometterebbe la sopravvivenza del settore del gioco legale favorendo quello illegale».
MF/Agipro

(Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

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