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Ultimo aggiornamento il 04/06/2020 alle ore 20:10

Attualità e Politica

09/05/2020 | 15:23

Le scommesse “salva sport”: nuove tasse per 145 milioni di euro (+33%), stangata su migliaia di piccole imprese

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ROMA - Una stangata insostenibile, forse definitiva, per il settore scommesse: il contributo dell’1% sulla raccolta, inserito nella bozza del nuovo decreto economico e da destinare al fondo “salva sport”, porterebbe ad un aumento complessivo della tassazione sul betting del 33%, proprio nelle settimane in cui la rete di vendita è chiusa e gli eventi sportivi sono azzerati a causa del lockdown. Le tasse a carico dei concessionari salirebbero, secondo un’elaborazione di Agipronews, da 430 a 575 milioni l’anno. Il nuovo contributo, secondo la bozza all’esame del Governo, sarebbe calcolato sui 14,5 miliardi di incassi annuali – quindi 145 milioni aggiuntivi - e si sommerebbe alle aliquote già in vigore per scommesse in agenzia (20% del margine), virtuali (22%) e online (24%), che generano 430 milioni l’anno di entrate. L’effetto sarebbe catastrofico per il settore del betting e incerto anche per l’Erario. Concessionari e gestori dei 10mila punti vendita sono già stati duramente colpiti dalle ripercussioni dell’emergenza sanitaria, non hanno ancora alcuna certezza sulla riapertura dei negozi e hanno dovuto far ricorso allo strumento della cassa integrazione. Poche garanzie anche sul fronte delle entrate fiscali. Questa mattina l’economista e senatore Pd Tommaso Nannicini ha dichiarato ad Agipronews che se la tassazione a carico delle scommesse diventasse insostenibile, “si otterrebbe una contrazione dell’attività regolare di raccolta, a beneficio di quella sommersa. In questo modo, si farebbe un favore all’illegalità senza il sostegno sperato per il mondo sportivo”. Quindi, l’aumento delle tasse rischierebbe di non avere gli effetti preventivati dall’estensore della norma. E se la proposta non verrà ritirata, si rischia l’innesco di un disastroso effetto-domino su tutto il sistema del gioco. Gli operatori delle scommesse – sottolineano Confindustria-Sit, Fipe-Confcommercio e Confesercenti in una nota appena diffusa – valuteranno la possibilità di “non fare più ricorso alle concessioni italiane per la raccolta delle scommesse per ricercare altre opportunità all’estero, con la conseguenza che verrà azzerato il gettito erariale delle scommesse, verranno abbandonati i consumatori in mano all’illegalità e decine di migliaia di persone perderanno il lavoro".

NT/Agipro

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