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Attualità e Politica

27/05/2020 | 11:18

Scommesse, il 'Salvasport Paradox": negozi chiusi, sport in lockdown, raccolta in picchiata e i conti del Governo non tornano

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ROMA - Il cane che si morde la coda: un tempo si diceva così. E, come nel caso dei "Navigator" sulle cronache dei giornali in queste ore, nella vicenda del fondo "Salvasport" che, nelle intenzioni, dovrebbe sostenere il settore sportivo senza «alcun onere aggiuntivo per la finanza pubblica» (come spiega la relazione tecnica del Governo), c'è il dubbio che le cose possano non andare come previsto. Anzi. Il paradosso è evidente e immediatamente visibile. Come si fa a destinare i proventi di una tassa sul betting se: 1) non si riapre la rete di raccolta scommesse, settore inspiegabilmente ancora chiuso? 2) per loro natura, le scommesse si accettano su eventi sportivi e questi, tutti, sono azzerati da mesi e lo saranno per chissà quanto ancora? Due quesiti scontati che riportano all'adagio popolare: è come voler fare il pane senza la farina.
Dunque, la misura potrebbe non raggiungere i risultati attesi a causa della chiusura della rete di raccolta almeno fino al 14 giugno e per la sospensione degli eventi sportivi negli ultimi tre mesi, un aspetto evidenziato anche nel dossier del DL Rilancio destinato al Comitato per la legislazione, secondo cui le norme 'Salvasport' «introducono nuove previsioni», con l'obiettivo di «sostenere le difficoltà derivanti dalla sospensione degli eventi e delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, nonché di tutte le manifestazioni organizzate di carattere sportivo». 
Il totale del contributo è stato determinato dal Governo prendendo come riferimento la raccolta complessiva delle scommesse 2019, pari a circa 10,4 miliardi di euro. E fin qui. Solo che, con la rete di accettazione chiusa e la sospensione degli eventi sportivi, la stima degli incassi 2020 è crollata di 1,4 miliardi, toccando quota 9 miliardi di euro. Con conseguenze che si annunciano disastrose per l'erario: 270 milioni di euro nel 2020, a fronte dei 430 dello scorso anno. E c'è di più. Il Governo ha previsto di raggiungere una quota pari a 40 milioni dalla nuova tassa sul betting e, nel caso in cui non dovesse essere raggiunta questa soglia, il resto del contributo sarebbe a carico del fondo generale per il finanziamento dello sport italiano. Senza considerare che l'ulteriore tassazione renderebbe più deboli le quote delle scommesse "regolari" e legali, rispetto all'aggressività delle quote di soggetti illegali o non regolari che, è noto, non versano un euro all'erario. Un fattore dalle conseguenze assai prevedibili.

MSC/Agipro

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