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Attualità e Politica

14/05/2018 | 17:32

Usa, via libera alle scommesse sportive: mercato da 125 miliardi, i colossi del gaming pronti all’invasione

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ROMA - Via libera alle scommesse sportive negli Stati Uniti dopo la storica decisione della Corte Suprema, che oggi ha dichiarato incostituzionale il “Professional and Amateur Sports Protection Act”, una legge firmata nel 1992 dall’allora presidente George Bush, per preservare l’integrità dello sport. Un provvedimento che proibiva di fatto le scommesse sportive sul suolo Usa, lasciando solo a quattro Stati (Nevada innanzitutto, poi Delaware, Montana e Oregon, seppure con alcune limitazioni) la possibilità di accettare gioco.

La vicenda giudiziaria - La vicenda è arrivata fino alla Supreme Court grazie alla battaglia legale portata avanti dal governatore del New Jersey Chris Christie, il quale nel 2012 aveva firmato un disegno di legge che legalizzava le scommesse nel suo Stato. Christie incontrò l’ostilità delle principali leghe sportive, che hanno portato il testo in tribunale ottenendo vittorie su vittorie. A giugno 2017, però, il caso ha destato l’interesse della Corte Suprema che ha ascoltato le parti lo scorso 4 dicembre ed emesso il proprio verdetto a 5 mesi di distanza. «Spetta al Congresso legiferare sulle scommesse sportive, ma se quest’ultimo non lo fa, allora gli Stati possono farlo in autonomia - si legge nella pronuncia della Corte - il nostro lavoro è interpretare le leggi che il Congresso ha approvato e decidere se sono in linea con la Costituzione. E il PASPA non lo è».

Pioggia di leggi - Dunque, si prevede che adesso moltissimi Stati, anche per aumentare gli introiti erariali, passeranno alla regolamentazione del settore scommesse. Secondo la American Gaming Association 17 dei 50 Stati dell’Unione hanno già approvato o hanno in cantiere disegni di legge a riguardo ( che dunque potranno diventare effettivi), mentre si stima che 32 dei 50 Stati saranno pronti a offrire scommesse sportive nel giro di cinque anni. Ogni Stato, in attesa di una legge federale che uniformi la regolamentazione, potrà agire in autonomia sia per quanto riguarda la concessione delle licenze, sia per la tassazione sia per le misure di protezione per giocatori e integrità dello sport. A questo proposito le principali leghe sportive hanno proposto che sui ricavi gravi un’imposta dell’1%, il cui ricavato sia appunto destinato a preservare l’integrità sportiva.

Mercato da 125 miliardi - La più grande invasione britannica negli Usa, dopo quella dei Beatles. È così che, ironicamente, Richard Thorp, Business Development Director di FSB (uno dei maggiori sviluppatori al mondo di software per il betting online) descrive lo scenario che ha aperto la pronuncia della Corte Suprema statunitense di oggi. Per le grandi sigle del betting britannico - rileva Thorp sulle pagine del portale SBCNews - si apriranno grandi opportunità oltreoceano. Secondo l’American Gaming Association il giro d’affari delle scommesse sportive negli Usa è valutabile in circa 125 miliardi di dollari all’anno, di cui il 97% viene investito su circuiti illegali. Logicamente, la pronuncia della Corte Suprema influenzerà anche i piani aziendali di giganti del gaming che già operano sul suolo statunitense, attraverso i casinò resorts, come la Wynn, che pure cercheranno di cogliere le nuove opportunità attraverso la loro presenza sul territorio. AG/Agipro

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