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Ultimo aggiornamento il 25/05/2019 alle ore 20:33

Attualità e Politica

05/02/2019 | 13:03

Il paradosso delle slot: con la stretta fiscale per gli esercenti è un gioco a perdere

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ROMA - Per gli esercenti sta diventando un gioco a perdere. Il grande paradosso delle slot machine è deflagrato nelle ultime settimane, con gli aumenti del prelievo erariale previsti negli ultimi mesi prima dal decreto Dignità, poi dalla legge di bilancio e infine dal "decretone" sul reddito di cittadinanza e quota 100. Un incremento costante che ha portato al corto circuito del sistema, stretto tra l'aumento della tassazione e la cattiva reputazione instillata nell'opinione pubblica. «Dicono che siamo i "cattivi", una lobby che trae vantaggio dagli eccessi delle persone deboli. La situazione è in realtà molto più complessa e difficile», racconta ad Agipronews un esercente che preferisce rimanere anonimo. «Il costante aumento del Preu, pubblicizzato come un atto virtuoso dello Stato che si preoccupa dei cittadini, sta in realtà mettendo in ginocchio migliaia di lavoratori, persone normalissime che hanno un'attività perfettamente legale e autorizzata proprio dallo Stato».

Inequivocabili i dati in possesso di Agipronews e relativi a due punti vendita, da cui emerge una situazione paradossale: su una raccolta complessiva di 19.864 euro in 15 giorni, di cui 16.010 tornati in vincite ai giocatori, a "tagliare" l'incasso lordo degli apparecchi è - come detto - anche il prelievo erariale unico, applicato per legge sulla raccolta e dunque sui circa 20mila euro di gioco complessivo. Allo Stato, in questo caso, devono tornare 4.112 euro, ed è qui che si crea il corto circuito: l'importo residuo che rimane ai due esercenti (e che dovrà essere diviso con il concessionario a cui appartengono le slot) è di 3.844 euro. Il che vuol dire che saranno loro e i concessionari a "coprire" la somma mancante, in questo caso di oltre 400 euro.

«In pratica, dopo due settimane di lavoro, si va in passivo - continua l'esercente - A questo poi vanno aggiunti i costi di gestione degli apparecchi, per esempio per l'elettricità, quelli per il punto vendita, per eventuali dipendenti e infine la quota prevista per il canone da versare ai Monopoli». Uno scenario complicato, appesantito dalla poca conoscenza del settore da parte di politica e opinione pubblica: «È assolutamente necessario capire che, per esempio, il concetto di "raccolta di gioco" è diverso da quello di "spesa". La raccolta complessiva delle slot, nel 2017, è stata di 25 miliardi, ma la spesa effettiva (cioè la raccolta meno le vincite ottenute dai giocatori) è stata di 7,6 miliardi. Sono numeri diversissimi». I lavoratori del settore, conclude l'esercente, continueranno a chiedere un confronto con il Governo, fino a oggi negato. Nel frattempo le prospettive sono fosche: «Allo stato attuale, con un residuo sempre più esiguo, riusciamo a malapena a coprire i costi di gestione, e non sappiamo quanto riusciremo ad andare avanti».

LL/Agipro

 

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