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Ultimo aggiornamento il 14/08/2018 alle ore 20:40

Attualità e Politica

23/01/2018 | 11:03

Imposta unica agenzie estere, Stanleybet alla Consulta: "Norma viola principi di uguaglianza e proporzionalità" (2)

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stanley corte costituzionale scommesse

ROMA - Il prelievo violerebbe secondo la società anche anche il principio di eguaglianza, poiché accomuna “situazioni oggettivamente diverse sotto molteplici profili”. Anche la Commissione Tributaria aveva ricordato che è il bookmaker a organizzare le scommesse (dagli eventi su cui raccogliere gioco alla elaborazione delle quote), mentre il centro si limita a fornire il supporto logistico esterno, mettendolo in contatto materiale con i giocatori. Di conseguenza, il ricevitore non ha la possibilità  del bookmaker “di incidere la ricchezza dello scommettitore mediante quote meno favorevoli” e di “recuperare la somma dovuta nelle puntate raccolte”. Nel rinvio della Commissione era sottolineato anche che alcuni giudici avevano provato a superare questa obiezione ipotizzando accordi specifici tra bookmaker e ctd. Ma simili accordi evidenziano “l’inidoneità della norma a garantire da sola la ragionevolezza della discriminazione”.

Ancora, la norma violerebbe il principio di proporzionalità e di ragionevolezza. Secondo Stanleybet, le disposizioni contenute nella legge di stabilità del 2011 - con le quali il legislatore puntava a equiparare la tassazione delle scommesse dei bookmaker con concessione a quella dei bookmaker che ne erano privi - sarebbero inadeguate a raggiungere gli obiettivi dichiarati, ovvero la realizzazione dell'equa contribuzione. In realtà non si realizza alcuna equiparazione soggettiva tra i ricevitori paralleli e quelli in concessione: i primi sono sottoposti a tassazione, i secondi no. Diversa anche la situazione tra bookmaker fuori concessione e operatori autorizzati: in questo caso i primi sono esenti, i secondi versano il prelievo.

La società ha infine sollevato obiezioni anche sul carattere retroattivo del prelievo, misura ritenuta "irragionevole" e in conflitto con il principio di legittimo affidamento. (segue)

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