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Ultimo aggiornamento il 20/08/2018 alle ore 19:01

Attualità e Politica

30/04/2018 | 12:01

Imposta unica agenzie estere, Stanley: “Sentenza della Consulta male interpretata, chiederemo i danni a Monopoli”

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ROMA -  Da questa mattina è in corso una riunione straordinaria del Consiglio di Amministrazione di Stanley. All’ordine del giorno, si legge in una nota della società, la deliberazione di misure straordinarie per contrastare la decisione dell’Agenzia Dogane e Monopoli di non adeguarsi alla sentenza 27/2018 della Corte Costituzionale, che ha decretato l’illegittimità dell’imposizione dell’imposta unica ai CTD Stanley per periodi antecedenti al 2011.

Nelle udienze fronte alle Commissioni Tributarie Provinciali, scrive Stanley, «i funzionari dell’Amministrazione sostengono che la sentenza della Consulta andrebbe interpretata nel senso che l’illegittimità dell’obbligazione principale del CTD non implicherebbe anche il venire meno dell’obbligazione solidale del bookmaker». Una «tesi infondata», secondo Stanley «che viene spazzata via dalle decisioni delle commissioni tributarie». Il bookmaker inglese, dunque, intende richiedere «per sé e per i suoi CTD, il risarcimento dei danni che sta subendo»; la società attiverà inoltre le procedure «affinché i funzionari responsabili siano chiamati a rispondere dinanzi alla Magistratura Contabile dei danni procurati all’Erario».

«Mentre l’ADM non si conforma alla declaratoria di incostituzionalità delle norme oggetto della decisione della Consulta - si legge ancora - la Magistratura tributaria provinciale e regionale accoglie i ricorsi di Stanley applicando invece la sentenza della Consulta. Le Commissioni tributarie, infatti, annullano gli avvisi di accertamento impugnati da Stanley e dai centri affiliati in tema di imposta unica, giungendo persino a condannare l’Amministrazione alla rifusione delle spese processuali».

La Stanley e i suoi CTD, dopo la sentenza della Consulta, hanno ottenuto l’accoglimento dei ricorsi dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio e alle Commissioni Tributarie Provinciali di Roma, Bologna, Bari, Latina e Padova.

«Sempre più numerose Commissioni tributarie hanno mostrato notevole interesse nella prospettazione da parte di Stanley della questione pregiudiziale comunitaria, che potrebbe risolversi in un rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Uno sviluppo che potrebbe avere nel giro di due anni effetti dirompenti per l’Amministrazione, soprattutto in quanto porrebbe la parola finale su anni di ostilità a carico di un operatore nei confronti del quale è sempre stato violato il giudicato della Corte Europea. La pretesa fiscale, in un contesto in cui Stanley già versa l’imposta sulle scommesse in un’altra giurisdizione, è lo strumento con il quale – in aggiunta ai piani penale e amministrativo di cui è stata da tempo fatta giustizia – si perpetua e conferma la discriminazione verso Stanley».


John Whittaker, Chairman, chiamato a dirigere la riunione straordinaria del Board Stanley, ha dichiarato: «L’ADM, specialmente in Sicilia, effettua controlli facendosi accompagnare dalle forze dell’ordine, che sono poi costrette a sequestrare e a chiudere il CTD che, nella maggior parte dei casi, ottiene poi la riapertura dalla Magistratura. Tutto ciò è deplorevole. Naturalmente, non sono i controlli il problema; ADM ha tutto il diritto di farli». In questi casi la Stanley sollecita i funzionari a limitarsi alla segnalazione alla Procura della notizia di reato, «ma rimane inascoltata». Per la società, «il dovere d’ufficio dei funzionari può essere esercitato con la comunicazione della notizia di reato alla Procura, dato che il sequestro non è obbligatorio». Secondo John Whittaker «si tratta ancora una volta di uso abnorme, non efficiente e non imparziale del potere da parte di ADM. Il Board di Stanley è chiamato oggi, sulla base delle evidenze documentali raccolte, a deliberare idonee iniziative presso la Magistratura Civile e Contabile, per il risarcimento del danno e il ripristino della legalità». RED/Agipro

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