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Ultimo aggiornamento il 13/12/2018 alle ore 20:25

Attualità e Politica

16/11/2018 | 16:16

Giochi, dal Tar Campania via libera al regolamento di Avellino: “Misure giuste per prevenire il gioco patologico”

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ROMA - Via libera al regolamento sui giochi del Comune di Avellino, che limita l’attività delle sale dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 22 e prevede almeno 300 metri di distanza tra punti di gioco e luoghi sensibili. Il disco verde definitivo alle disposizioni entrate in vigore a inizio anno arriva dal Tar Campania, che ha respinto il ricorso presentato da due società titolari di altrettante sale vlt. «Il regolamento impugnato è stato dichiaratamente adottato per finalità di contrasto del gioco patologico d'azzardo, e quindi "per esigenze di tutela della salute pubblica", così come previsto dalla legge regionale - scrivono i giudici - Ne consegue che la dettata disciplina degli orari di apertura delle sale appare ampiamente giustificata dallo scopo di prevenire il dilagare del fenomeno, in piena rispondenza alle finalità perseguite dalla normativa comunitaria e nazionale». Il Tar fa poi presente che le disposizioni sulle distanze minime rientrano nelle competenze di Regioni ed enti locali, anche in assenza di una legge a livello nazionale: l’individuazione di luoghi sensibili rientra nella materia di tutela della salute, in questo caso delle fasce di popolazione più a rischio ludopatia, ed è dunque facoltà dei Comuni individuare le zone “off limits”. Anche perché, ricorda il Tar, l’Intesa siglata in Conferenza Unificata nel 2017 - che doveva portare al riordino nazionale del settore - non è mai stata seguita dal decreto applicativo del Ministero delle Finanze. Di conseguenza, le soluzioni trovate in quella sede (massimo sei ore di limiti orari, accordo Stato-enti locali per la collocazione dei punti di gioco) sono al momento "inefficaci". È stata invece accolta la parte riguardante il divieto di «qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco», una previsione che per il Collegio risulta «lesiva dei principi di legalità e di proporzionalità». LL/Agipro

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