Attualità e Politica
15/01/2021 | 10:55
15/01/2021 | 10:55
ROMA - Con la chiusura prolungata delle sale giochi e scommesse non sorprende che il settore abbia perso il 25% degli incassi rispetto al 2019. A perderci non è solo l'erario, ma soprattutto sono i lavoratori, che negli scorsi giorni sono stati protagonisti di un sit-in davanti a Montecitorio. «Un sit-in che ha visto protagoniste le donne e non mi sorprende», racconta al "Corriere del Mezzogiorno" Donato Snidar che in Puglia, tra la provincia di Bari e la Barletta-Andria-Trani ha sei sale slot. «Anche da noi ben la metà dei dipendenti sono donne, spesso sole e con figli, che hanno lo stipendio come unica entrata. Tutti i nostri 20 dipendenti sono in difficoltà e lo siamo anche noi gestori, gravati da un'incertezza costante e da una serie di chiusure. Chiusure dovute alle restrizioni dettate dai Dpcm ma che temo possano diventare permanenti, se la situazione non cambia in fretta». Ad oggi il settore del gioco legale, che vede in Italia impiegati oltre 120mila lavoratori diretti, sta subendo non poche difficoltà. Si consideri che tra la Puglia la Basilicata e il Molise sono già 1.550 gli esercizi, tra sale giochi, agenzie scommesse, sale bingo e corner definitivamente chiusi ad oggi. «Questo nonostante ci siano stati tutti gli adeguamenti del caso per garantire di stanziamenti e sanificazioni ad hoc», spiega.
«Quello che sembra che si dimentichino tutti è che sale scommesse, sale slot e tutti noi altri siamo partner dello Stato. Ma, a chi si è lamentato chiedendo chiarezza, è stato detto che i ristori sono già arrivati. Peccato che fossero a malapena spiccioli se si considerano le spese, anche solo i costi fissi. Come il prelievo erariale unico che è cresciuto quest'anno, nonostante i tanti mesi di chiusura, per quanto riguarda le sale slot nello specifico dello 0,30%, nonostante le chiusure che promettono di protrarsi ulteriormente». Per Snidar è quindi «una situazione inaccettabile che fa largo, purtroppo, anche all'illegalità che si approfitta della chiusura di chi fa onestamente come noi il proprio lavoro per guadagnare spazio».
RED/Agipro
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