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Ultimo aggiornamento il 18/09/2021 alle ore 20:42

Attualità e Politica

28/07/2021 | 16:58

Sbc Digital Italia, Turchi (Adm): "Contrasto al match fixing, la maggior parte delle segnalazioni è su squadre e atleti non italiani"

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ROMA - «Dall'analisi delle segnalazioni anomale fatte dall'Agenzia Dogane e Monopoli nell'ultima stagione (dallo scorso settembre a oggi, ndr) emerge che la maggior parte è relativa a sport e incontri di squadre e atleti non italiani». È quanto ha sottolineato Luca Turchi, direttore dell'Ufficio Controlli Giochi di Adm, nel corso del panel "Il Fenomeno del Match-Fixing ai tempi del Covid" nell'ambito di di Sbc Digital Italia. «Questo chiarisce come la globalizzazione nel settore delle scommesse è un dato certo e c'è la necessità di proteggere sia il mercato del betting, sia lo sport». Turchi ha ricordato che «siamo nel pieno delle Olimpiadi e siamo appena usciti da un'altra grande manifestazione internazionale. In occasione di Euro 2020 - ha continuato - non solo abbiamo aumentato i controlli sulle partite, ma contestualmente insieme alle forze dell'ordine abbiamo intensificato l'attività del Copregi, che ci ha portato a controlli serrati sul territorio per prevenire l'illegalità».
 
A livello di investigazioni importantissimo è anche il ruolo dell'Interpol. «Negli ultimi 18 mesi e in particolare a inizio pandemia i segnali che abbiamo ricevuto sono stati molti e importanti in diversi sport - ha detto Claudio Marinelli, Project Manager, Criminal Intelligence Officer dell'organizzazione - Siamo riusciti a intercettarli in maniera anticipata e a svilupparli dal punto di vista investigativo. Grazie agli spunti ricevuti dagli operatori siamo riusciti a diffondere globalmente indicazioni su un nuovo modus operandi nelle frodi sportive e sulla recrudescenza di una serie di comportamenti fraudolenti. Siamo riusciti a stare avanti rispetto a quello che stava succedendo e abbiamo potuto raccogliere ulteriori informazioni importanti per lo sviluppo di casi». Nell'ultimo anno e mezzo, ha proseguito Marinelli, «le restrizioni hanno ovviamente limitato gli spostamenti dei criminali che prima cercavano di contattare chi poteva garantire il risultato. Un aspetto che ora avviene tramite la rete: le frodi online si sono moltiplicate, e così anche quelle relative allo sport. L'uso di rete e nuove tecnologie ha dato un importante impulso, che noi dobbiamo intercettare le frodi in maniera diversa».

Intanto il modello italiano di contrasto al match fixing ha fatto da spunto anche a livello internazionale, fornendo una base per la convenzione di Macolin. «Una linea di azione comune tra le diverse istituzioni c'era anche prima della convenzione - ha ricordato Ugo Taucer Procuratore Generale del Coni - L'Italia ha sistemi e metodi di collaborazione interistituzionale da molto tempo e ha codificato a partire dalla legge 401/89 i rapporti tra l'ordinamento sportivo e l'ordinamento giudiziario, nel rispetto dell'autonomia dello sport».

L'impegno italiano è emerso anche in ambito G20, come ha ricordato Roberto Ribaudo, Direttore Divisione Interpol Italia: «L'Anti-Corruption Working Group ha fissato dei nuovi principi per la lotta alla corruzione nello sport e grande è stato il lavoro diplomatico dell'Italia». «La sinergia del law enforcement italiano che favorisce la condivisione tra Adm, Coni, Figc e Presidenza del Consiglio è il vero punto di forza del nostro sistema», ha concluso Stefano Delfini, direttore Servizio Analisi Criminale del Ministero dell'Interno.

LL/Agipro

 

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