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Ultimo aggiornamento il 16/06/2024 alle ore 20:32

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28/05/2024 | 20:15

Calcio e Finanza, la Serie A vuole i soldi delle scommesse ma i conti restano in rosso: ai procuratori 220 milioni, i debiti salgono a 4,9 miliardi

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Calcio e Finanza la Serie A vuole i soldi delle scommesse ma i conti restano in rosso ai procuratori 220 milioni i debiti salgono a 4 9 miliardi

ROMA – La Serie A con i conti in rosso cerca nuove entrate e lo fa anche nel mondo del betting. Quella di ricevere parte degli introiti delle scommesse sportive è solo l'ultima delle richieste di un campionato che, negli ultimi anni, ha visto crescere i costi molto più rispetto ai ricavi. Un'idea nata durante gli anni del covid (ottenere l'1%) di quanto scommesso in Italia sul calcio e simile a quella che ha visto i lavoratori dello sport di base beneficiare, nel 2021 e nel 2022, dello 0,5% della raccolta scommesse per un importo complessivo di 40 milioni nel 2020 e 50 milioni nel 2021. 

LA CRISI DEL MOVIMENTO E I MOTIVI – Nel 2022/23 le big di Serie A hanno ridotto lo squilibrio finanziario, ma la strada verso la sostenibilità è ancora lunga. In particolare, riporta il sito “Calcio e finanza”, considerando le prime nove squadre della classifica dello scorso campionato, i ricavi sono saliti del 20% (da 2,1 a 2,6 miliardi), i costi sono rimasti stabili a 2,7 miliardi mentre le perdite sono passate da 723 a 285 milioni di euro. L’indebitamento è però salito a 4,9 miliardi rispetto ai 3 miliardi del 2013. Segnale inequivocabile dello squilibrio nei conti dei club. Uno dei problemi principali da fronteggiare, come riporta il sito “Calcio e Finanza”, è l'aumento costante delle commissioni destinate agli agenti. Una crescita delle richieste dei procuratori che ha avuto inizio ben prima del Covid: negli ultimi dieci anni si è passati dagli 85 milioni di commissioni del 2014 ai 220 milioni stimati per il 2024, cifra già raggiunta al termine della passata stagione. In particolare, dal 2019 a oggi l'aumento è stato di 30 milioni (cinque anni fa le commissioni si attestavano a 190 milioni).

STADI E DIRITTI TV: L'ITALIA INSEGUE – L'Italia si conferma indietro rispetto agli altri grandi campionati europei. Costruire uno stadio nel Bel Paese è quasi un'impresa. Ci provano in molti, ci riescono in pochissimi, e a oggi il 93% degli impianti è di proprietà pubblica. Ciò significa che le entrate per le società sono risicate rispetto, ad esempio, all'Inghilterra. Esempio perfetto è quello della Fiorentina: Rocco Commisso ha, fin dal suo arrivo, rilanciato l'idea di un nuovo Artemio Franchi, ma è sempre stato rallentato dalla burocrazia e dai vincoli. Anche Inter e Milan difficilmente rimarranno a lungo a San Siro, a causa dell'impossibilità di abbattere il secondo anello, ma prima di avere impianti di proprietà dovranno aspettare lunghi passaggi. Il ritardo infrastrutturale è uno dei grandi motivi per cui, all'estero, la Serie A è poco attrattiva. I diritti tv generano per il nostro campionato un totale di circa 200 milioni a stagione: briciole se paragonati ai 2,2 miliardi che si dividono i club di Premier League. 

LE SPONSORIZZAZIONI – Gli introiti derivanti dalle sponsorizzazioni valgono per il massimo campionato italiano il 20% del totale: un dato stabile negli ultimi anni, perché il calo era arrivato poco prima. Dal 2018 il decreto Dignità vieta che le società possano sponsorizzare società di scommesse. “Prima dell’arrivo della legge, c’era una crescita negli investimenti in sponsorizzazione da parte delle società di betting – ha detto Stefano Deantoni, direttore marketing di Infront Italia, durante la fiera Enada Primavera -. Negli anni 2017-18, nel settore delle scommesse eravamo arrivati ad avere una fetta importante di fatturato. Prima del decreto Dignità, le sponsorizzazioni del betting erano il 30% della raccolta di Infront, oggi siamo al 15% del fatturato, dopo una fase di assestamento”. Ecco perché, in questo momento, il calcio italiano è alla ricerca di nuove entrate anche dal mondo delle scommesse.

GM/Agipro

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