Attualità e Politica
13/05/2024 | 17:52
13/05/2024 | 17:52
ROMA – Google dovrà pagare una multa di 50mila euro per la violazione del divieto di pubblicità a giochi e scommesse, introdotto nel 2018 all'interno del cosiddetto decreto dignità. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, accogliendo parzialmente l'appello di Agcom dopo che il Tar del Lazio aveva inizialmente annullato la sanzione del valore di 100mila euro. Al centro della questione vi è un link che Google ha posto come annuncio sponsorizzato, che veniva mostrato digitando le parole chiave “Casino Online” e che rimandava a un sito di Casino, che a sua volta conteneva “una lista di link ad ulteriori siti web che, in alcuni casi, consentivano di giocare a pagamento online”.
LA DECISIONE - Nella sentenza si legge che il Collegio ritiene “che tale servizio pubblicitario non vede Google quale mero hosting provider passivo, dal momento che la società svolge, mediante una gestione imprenditoriale, un servizio di indicizzazione e promozione di contenuti di terze parti non rimanendo, pertanto, 'neutrale' rispetto a detti contenuti ma promuovendoli sul mercato e avendo al riguardo un proprio interesse economico alla buona riuscita di tale promozione. Google, nei sensi anzidetti, realizza quindi un 'controllo' delle informazioni pubblicate e consente ai suoi clienti di 'ottimizzare la loro vendita online'”. Per questo, la violazione del decreto dignità riscontrata in questo caso, è disciplinata “dalle ordinarie regole in materia di illeciti amministrativi, senza potersi fare applicazione, nel caso di specie, del regime privilegiato di responsabilità riservato agli hosting provider passivi”. Nella sentenza si legge poi che la condotta richiesta dal decreto dignità “non è di per sé inesigibile, anche laddove si sia in presenza, come nel caso che ci occupa, di intermediari di dimensioni mondiali che pubblicano giornalmente un massivo quantitativo di annunci pubblicitari, dal momento che proprio tali grandi numeri impongono a detti soggetti di dotarsi di adeguati sistemi organizzativi, anche di tipo automatizzato e con ricorso a strumenti di intelligenza artificiale, per prevenire, nei limiti di quanto esigibile, le prescrizioni poste dal legislatore nazionale a tutela di un interesse pubblico ritenuto particolarmente rilevante. L’alternativa, a quanto appena osservato, non potrebbe essere rivendicare un regime di esenzione sempre e comunque ma, piuttosto, rinunciare agli (o ridurre il numero degli) inserzionisti”.
Quanto alla quantificazione della sanzione, il Consiglio di Stato ha evidenziato che “è stato violato da Google con un’unica azione, consistente nella pubblicazione dell’annuncio vietato, integrandosi così un illecito istantaneo (perfezionatosi al momento della pubblicazione) con effetti che si sono protratti per due giorni”. Il legislatore ha previsto che la sanzione sia pari al 20% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a 50mila euro, ovvero la cifra della multa comminata a Google, essendo il 20% del valore della sponsorizzazione inferiore al minimo stabilito.
GM/Agipro
Foto credits Sailko CC BY 3.0
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