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Ultimo aggiornamento il 15/04/2026 alle ore 19:00

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15/04/2026 | 13:56

Campagne di Gioco responsabile, Di Vita (Flutter): “Obiettivo è la salute degli utenti, non il marketing”

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Campagne di Gioco responsabile Di Vita (Flutter): “Obiettivo è la salute degli utenti non il marketing”

ROMA - Maria Serena Di Vita, Head of Responsible gaming strategy di Flutter, ha evidenziato la necessità di “restituire valore al settore attraverso una comunicazione diversa, più mirata e capace di incidere davvero sui comportamenti. Nell’ultimo atto Agcom si spiega che occorre cambiare approccio: si deve cambiare l’obiettivo dal marketing alla salute pubblica. Noto che i contenuti della comunicazione sono carenti, mentre proprio questi sono in grado di attivare comportamenti differenti. Sul digitale siamo più efficaci, capiamo meglio i comportamenti e ne facciamo anche un’analisi psicologica per prevenire qualunque forma di addiction. I messaggi all’interno di un percorso di gioco del cliente possono dare vita a risultati positivi. Gli operatori devono considerare che il target è il giocatore e che l’elemento chiave è il contenuto, che deve spingere l’utente all’azione o al comportamento virtuoso. I cambiamenti regolatori in corso sono, in ogni caso, una grande opportunità per gli operatori”.  Guardando al futuro, ha detto Antonio Giuliani, direttore dell’Ufficio scommesse e online, “I concessionari dovranno utilizzare i fondi previsti per le campagne di gioco responsabile soprattutto per grandi progetti, piuttosto che in tanti rivoli. Conviene concentrarsi su un messaggio forte e unico. Il 78% degli italiani era d’accordo con il divieto di pubblicità, ci dicono le ricerche. Si utilizza in modo distorto la necessità dei concessionari, che sono stati vagliati fino in fondo, di farsi conoscere: esiste un mondo legale che vuole farsi legittimamente conoscere. Finora è stato esercitato con i .news o con questi siti di infotainment. La comunicazione sociale in qualche caso non tiene conto del divieto: su questo bisogna agire. Per me il dato del 30% non è buono. Ora c’è confusione, manca chiarezza e i messaggi pubblicitari la devono avere. La comunicazione deve avere un forte messaggio sociale, sul superamento del divieto c’è bisogno di una riflessione”. Infine, Giuliani ricorda quanto avvenuto nel caso dello scandalo dei giocatori di Serie A sorpresi a scommettere su siti illegali. “C’è stato reato penale da questi comportamenti? Nessuno si è preoccupato di questo aspetto, piuttosto si sono preoccupati della possibile squalifica sportiva. Non della condotta illegale. Sembra quasi che ci sia una sorta di parificazione tra legale e illegale. Dobbiamo arrivare a distinguere tra gioco legale e illegale, senza mai abbassare la guardia”. A proposito della possibile inibizione dei pagamenti per gli operatori di gioco non autorizzati, Giuliani ha concluso che “stiamo cercando di intervenire con Gdf e Uif. Ci stiamo ancora lavorando, mentre sul territorio lavoriamo sul contrasto: tante sono le indagini delle procure sulle piattaforme online estere”.

AB/Agipro

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