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Ultimo aggiornamento il 13/07/2026 alle ore 12:40

Attualità e Politica

13/07/2026 | 11:50

Operazione antimafia a Bari, la Gdf: i meccanismi del riciclaggio attraverso i ticket vincenti, utilizzati prestanome

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Operazione antimafia a Bari la Gdf: i meccanismi del riciclaggio attraverso i ticket vincenti utilizzati prestanome

ROMA - L’operazione della Dda di Bari ha consentito di ricostruire l’operatività di un “gruppo societario” riconducibile a un noto imprenditore locale affiliato a uno storico clan barese che, sfruttando la sua fama criminale e, a seguito di elargizioni di cospicui corrispettivi mensili, godendo della compiacenza di altri clan, aveva instaurato un regime di sostanziale monopolio nel settore dei giochi e delle scommesse. Le attività investigative operate dal G.I.C.O. del Nucleo di Bari con il supporto dello Scico – riporta un comunicato Gdf  - hanno permesso di appurare, in ipotesi d’accusa, come le numerose sale Vlt appartenenti al “gruppo societario” oggetto di approfondimento siano state create grazie al reimpiego di proventi di attività delittuosa ed avvalendosi del know how di un professionista compiacente, nonché come nella gestione delle stesse sia stata posta in essere una vera e propria “compravendita” di ticket vincenti con l’obiettivo di favorire il riciclaggio di somme di denaro di provenienza illecita nella disponibilità anche di sodalizi criminali locali. Le modalità erano essenzialmente tre: in primis, l’intestazione fittizia delle vincite a persone compiacenti o ai reali vincitori interessati a non essere identificati. Per il servizio reso, il soggetto compiacente – spesso con scarse fonti reddituali/finanziarie – avrebbe percepito, quale compenso, il 5% dell’ammontare della vincita intestatagli; di contro, la sala Vlt corrispondeva all’effettivo vincitore l’importo del premio in contanti, decurtato di circa il 20%. C’era poi la cessione di ticket vincenti a soggetti non giocatori, che chiedevano di acquistarli mediante il pagamento di denaro contante. In tal caso, una volta ottenuta la disponibilità del ticket, l’acquirente lo inseriva all’interno delle Vlt e, senza giocare o effettuando solo qualche “bettata”, estraeva un nuovo ticket “vincente” dalla Vlt (c.d. operazione “ticket-in/ticket-out”). Successivamente, l’acquirente riscuoteva il nuovo ticket alla cassa mediante assegno a lui intestato e si faceva identificare ai sensi della normativa antiriciclaggio. Anche in questo caso, quale aggio, i gestori di sala richiedevano la corresponsione di una somma pari a circa il 20% del ticket ceduto. Infine, avveniva l’intestazione fittizia a soggetti appartenenti a vari clan locali dei ticket vinti da terzi giocatori che avevano preferito incassare il premio in denaro contante, in modo da poter utilizzare i ticket vincenti come titolo giustificativo di patrimoni illeciti. Tale procedura si perfezionava attraverso l’operazione ticket-in/ticket-out oppure mediante la diretta cessione dei ticket vincenti, con la falsa sottoscrizione, in entrambi i casi, dei modelli antiriciclaggio di identificazione del cliente da parte del cassiere per conto del fittizio vincitore. Il sodalizio avrebbe, da un lato, sistematicamente omesso di versare al concessionario la quota di incassi, incamerati con i congegni elettronici (Vlt e Awp), destinata al pagamento del “Prelievo Erariale Unico” (Preu), con ciò integrando, tra l’altro, l’ipotesi delittuosa di peculato e, dall’altro, al fine di drenare i profitti illecitamente conseguiti e poterli reinvestire in altre attività, utilizzato un sistema di false fatture.

NT/Agipro
 

Foto credits: Flicker - CC BY-NC 2.0 

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