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Ultimo aggiornamento il 18/05/2026 alle ore 12:20

Attualità e Politica

18/05/2026 | 11:37

Prelievo erariale evaso su slot manomesse in un bar, la Cassazione conferma la responsabilità dell’esercente

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Prelievo erariale evaso su slot manomesse in un bar la Cassazione conferma la responsabilità dell’esercente

ROMA - La Corte di Cassazione conferma che, in caso di slot prive di regolare nulla osta o manomesse, anche il titolare del locale può essere chiamato a rispondere del pagamento delle imposte dovute. Con un’ordinanza, infatti, la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dalla titolare di un esercizio commerciale contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, chiarendo i confini della responsabilità solidale prevista dal decreto legge 269 del 2003 sul prelievo unico erariale (Preu).

Il punto centrale della decisione riguarda il “nulla osta”, ossia l’autorizzazione necessaria al regolare funzionamento degli apparecchi da gioco. Secondo la Cassazione, quando una slot opera tramite componenti irregolari non collegate alla rete ufficiale, quell’apparecchio deve essere considerato, sotto tale profilo, “privo di nulla osta”. Ed è proprio in questi casi che la legge prevede una responsabilità condivisa tra chi installa la macchina e chi gestisce il locale in cui viene utilizzata. La vicenda nasce da un controllo della Guardia di Finanza presso il bar gestito dalla ricorrente. Durante l’ispezione era stata scoperta una slot machine dotata di “doppia scheda”: una regolare, collegata alla rete telematica statale, e una seconda, irregolare, non connessa, che poteva essere attivata tramite un dispositivo presente nell’apparecchio.
L’accertamento aveva portato l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a contestare un imponibile di oltre 42mila euro e un prelievo erariale unico di 8mila euro, applicando l’aliquota del 19%.
In primo grado, davanti alla Corte di giustizia tributaria di Potenza, la titolare del bar aveva avuto ragione. I giudici avevano infatti ritenuto che il pagamento dovesse essere richiesto esclusivamente al "responsabile materiale dell’illecito", individuato nel "legale rappresentante della società proprietaria della slot machine".
La decisione, però, è stata ribaltata in appello. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sostenendo che la responsabilità solidale dell’esercente continuasse “fino al passaggio in giudicato della sentenza definitiva nei confronti dell’autore materiale dell’illecito”.
La titolare del bar ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la motivazione della sentenza d’appello sia l’interpretazione della normativa. La suprema corte ha però evidenziato che la contribuente “non si è costituita nel giudizio di appello” e che l’avviso di accertamento “risulta completo, corposo e dettagliato ex lege”. Secondo la Suprema Corte, la sentenza contestata aveva inoltre correttamente evidenziato che la contribuente “non ha fornito elementi difensivi tali da dimostrare il contrario sulle modalità di controllo esperite”.
La Cassazione ha tuttavia precisato che la responsabilità solidale non dipende dal fatto che la responsabilità dell’autore materiale sia stata accertata con sentenza definitiva. Ma, spiegano i giudici, essa deriva direttamente dalla legge nei casi di apparecchi privi di nulla osta. Per questo il ricorso è stato definitivamente respinto.

FRP/Agipro

Foto Credits: Commons Wikimedia

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