Attualità e Politica
04/03/2026 | 12:27
04/03/2026 | 12:27
ROMA - Negli ultimi tempi “sono stati fatti tanti convegni su questo tema, ciò dimostra l’allarme che c’è da parte di tutta la filiera in relazione al riordino del gioco. Da sei mesi sentiamo un ritornello che dice ‘nei prossimi giorni ci sarà la riforma’. Questo andamento lento non mi piace e non mi sta bene, ci avviciniamo alla scadenza della legislatura e pochi si assumeranno l’onere di varare la riforma”. Lo ha dichiarato l’ex senatore Riccardo Pedrizzi intervenendo al convegno “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato” del Milton Friedman Institute. Questo andamento “non mi piace né per il metodo e né per il merito – spiega –. Per il metodo, perché il governo si è chiuso in sé stesso eliminando ogni interlocuzione con la filiera, con i ricercatori che hanno dato soluzioni e con tutti gli esperti del settore. Nel merito, perché la filiera ha presentato dati e cifre dai quali si rileva che il disegno che dovrebbe venire fuori non regge”. Pedrizzi ha evidenziato anche la necessità di “una legislazione uniforme che assicuri l’investitore, in particolare straniero, che non deve trovarsi davanti a una molteplicità di regole, addirittura da comune a comune. E poi, quale investitore investirebbe in un’attività il cui ritorno economico è previsto dopo sei/sette anni? C’è anche la questione dell’oligopolio, è gravissimo prefigurare una limitazione della concorrenza – aggiunge ancora –. Questo non farebbe bene né all’Agenzia, perché questi due o tre soggetti avrebbero un potere contrattuale fortissimo, né dello Stato e del gettito, perché dopo il “bingo” all’inizio con la vendita delle concessioni, con il passare del tempo lo Stato non incasserà più niente. Chiedo al governo di riaprire la discussione e i rapporti con la filiera e di confrontarsi con i dati che forniremo. Il governo dica su quali dati ha disegnato una riforma che non sta in piedi”, ha concluso Pedrizzi.
AB/Agipro
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