“I dati emersi dalla ricerca offrono spunti di riflessione di grande interesse, con aspetti in parte noti e in parte sorprendenti, a partire da un inatteso scetticismo da parte di alcuni esponenti del settore sull'evoluzione futura dell'immagine del gioco pubblico e delle politiche di gioco responsabile. La vera sfida risiede nel riempire di contenuti concreti la definizione stessa di gioco responsabile, che deve mettere al centro la tutela del consumatore, proponendo un modello di gioco più attento, equo e meno aggressivo”, queste le parole di Antonio Giuliani, direttore dell’Ufficio Gioco a distanza e Scommesse dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli durante la presentazione dei risultati dell'Osservatorio sulla Comunicazione del Gioco Responsabile di Fondazione Fair a Roma.
“In questo contesto, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si pone come un soggetto super partes, pronto a guidare il coordinamento e a collaborare attivamente con tutti gli attori della filiera, dai concessionari, che rappresentano il braccio operativo dello Stato, fino ai singoli giocatori. Con la recente gara per le concessioni, l'Agenzia ha esaminato le relazioni sulle politiche di gioco responsabile presentate dai concessionari per individuarne le migliori pratiche. A questo – ha continuato Giuliani - si aggiunge l'importante contributo fornito dalle linee guida dell'Agcom, che hanno chiarito aspetti fondamentali quali le modalità delle campagne di comunicazione, l'uso dei testimonial e gli indicatori chiave del gioco responsabile. Oggi l'Agenzia dispone degli strumenti per compiere un ulteriore passo in avanti: è stato infatti annunciato l'avvio imminente di un tavolo tecnico nazionale finalizzato alla redazione di linee guida unitarie. Questo lavoro sintetizzerà le proposte dei concessionari e le informazioni estratte dalle banche dati dell'Agenzia, nate dalle segnalazioni dirette dei giocatori. Resta infine cruciale mantenere un approccio strettamente giocatore-centrico: la tutela non deve passare attraverso la coercizione o misure sanitarie imposte, bensì attraverso un percorso di prevenzione e di "spinta gentile" che conduca il consumatore alla reale comprensione del rischio”, ha concluso.
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