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Ultimo aggiornamento il 10/08/2022 alle ore 20:33

Report Cgia Mestre Astro

14/07/2022 | 11:30

Giochi: dalla lotta all'illegalità alle norme locali, i nodi per il futuro del settore

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Giochi: dalla lotta all'illegalità alle norme locali i nodi per il futuro del settore

ROMA - Due ulteriori nodi emergono dalla ricerca sul gioco della CGIA di Mestre condotta in collaborazione con il Centro Studi As.tro. Il primo riguarda la fondamentale differenza tra gioco legale - che risponde a regole precise, assicura determinate percentuali di vincite ed è una risorsa preziosa per l'erario - e illegale, che sfugge a qualsiasi forma di tassazione e non ha regole che tutelino i giocatori. Sulla quantificazione di quest'ultimo non vi sono dati puntuali; tuttavia nel 2020 il direttore dell'Agenzia Dogane e Monopoli, Marcello Minenna, ha stimato la dimensione del fenomeno in «una quantità finanziaria analoga a quella che viene introiettata dallo Stato nella gestione delle concessioni, quindi tra gli 8 e gli 11 miliardi di euro». Strettamente legato al tema del gioco illegale c'è quello delle leggi regionali e delibere degli enti locali che negli ultimi anni hanno puntato a contenere il comparto del gioco lecito con disposizioni come il "distanziometro" e i limiti orari.

A partire dal decreto Balduzzi del 2012 - il primo provvedimento che prevedeva una progressiva pianificazione territoriale delle attività di gioco, attraverso distanze minime da luoghi sensibili, «si è progressivamente affermata una regolamentazione frammentata e spesso disomogenea». Le diverse norme locali - ogni Regione ha la sua legge sul gioco - hanno disciplinato la materia con un diverso grado di severità, in alcuni casi non limitandosi a regolamentare il rilascio di nuove autorizzazioni, ma applicando le regole anche alle attività già operative, che hanno trovato un ostacolo la loro sopravvivenza. Rispetto al decreto Balduzzi, ricorda la CGIA, la lista dei luoghi sensibili si è inoltre notevolmente arricchita e frequentemente le leggi regionali danno la possibilità ai Comuni di individuare ulteriori spazi off limits: in tutto sono 13 le Regioni che hanno ampliato l'elenco e 14 quelle che danno la possibilità ai comuni di individuarne di ulteriori. Una stretta che, paradossalmente, rischia di favorire l'attività illegale, che può più facilmente sfuggire alle centinaia di controlli effettuati ogni anno dall'Agenzia Dogane e Monopoli e dalle forze dell'ordine.

RED/Agipro

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