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Ultimo aggiornamento il 05/05/2026 alle ore 12:20

Calcio

05/05/2026 | 11:15

Il Totocalcio festeggia 80 anni: storia di un rito che ha cambiato l’Italia

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Il Totocalcio festeggia 80 anni: storia di un rito che ha cambiato l’Italia

ROMA - Ci sono simboli che entrano di diritto nel Dna di una nazione e il Totocalcio è uno di questi. Oggi si festeggiano ottant’anni dalla nascita non solo di un concorso a premi, ma di un vero e proprio rito collettivo che ha accompagnato la ricostruzione, il boom economico e, soprattutto, le domeniche di milioni di italiani.

Prima delle pay-tv e delle scommesse online, esisteva una liturgia precisa. La domenica mattina non era completa senza la tappa al Bar dello Sport. Non si giocava una "bolletta", ma si compilava la Schedina. Un oggetto iconico: la scritta "Totocalcio" in verde, l’elenco delle partite a sinistra e le caselle rosa in cui apporre i fatidici segni 1, X, 2.

Era un momento di vita, di confronto: si scambiavano pareri sulla "fissa" o sulla sorpresa della giornata, commentando e stringendo rapporti umani. Compilare la schedina era una speranza che si intrecciava, la domenica pomeriggio, con l'ascolto di «Tutto il calcio minuto per minuto» e l’attesa dei risultati definitivi. Un immaginario così potente da diventare protagonista del cinema, con alcune scene cult come in “Eccezzziunale...veramente” o “Al bar dello sport”.

Tutto nasce da un'intuizione di Massimo Della Pergola che, insieme ai colleghi Fabio Jegher e Geo Molo, immagina un modo per coniugare la passione per il calcio con la necessità di finanziare lo sport italiano dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il 5 maggio 1946 vede la luce la prima schedina con il marchio SISAL: dodici partite da pronosticare al costo di 30 lire.

L'inizio fu lento: delle cinque milioni di schedine stampate, ne furono giocate solo 34.423. Eppure, il primo vincitore, l’impiegato romano Emilio Biasotti, portò a casa oltre 460.000 lire, pari a quattro anni di stipendio. Era scoccata la scintilla. Nel 1948, lo Stato ne comprese il potenziale: con un decreto firmato da Luigi Einaudi e con la regia di Giulio Andreotti, il concorso passò ai Monopoli di Stato e al CONI, diventando ufficialmente il Totocalcio.

Nel gennaio 1951 viene poi introdotta la tredicesima partita, consacrando il mito del "13". Un boom che continua di anno in anno e che esplode nel 1993: nel mese di novembre, a Crema, viene centrata una vincita record da oltre 5,5 miliardi di lire, mentre poche settimane dopo, il 5 dicembre, viene registrato il montepremi più alto della storia: oltre 34 miliardi di lire.

Poi il tempo passa e altri prodotti guadagnano spazio, fino a gennaio 2022, quando il concorso ha cambiato volto, introducendo una formula rinnovata che permette di giocare da 3 a 13 partite, con partite fisse e altre variabili, cercando di adattarsi al nuovo mondo.

E anche se oggi il Totocalcio non ha più la centralità di un tempo, il suo valore culturale resta insuperabile. Non è nostalgia, ma la memoria di un’Italia che si ritrovava intorno a un tavolo per sognare il grande salto. Ancora oggi, quando la vita ti riserva un successo o una svolta inaspettata, usiamo un’espressione: "Hai fatto 13!". Perché il Totocalcio resterà per sempre la metafora perfetta di chi, con un pizzico di intuito e tanta fortuna, riesce finalmente a farcela.

EMT/Agipro

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