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Ultimo aggiornamento il 08/12/2016 alle ore 17:35

Attualità e Politica

06/06/2016 | 15:30

Riordino giochi, Biondo (Astro): "Con slot solo in sale dedicate gioco non è più passatempo"

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Slot Biondo Astro

ROMA - Togliere le slot nei bar e tabacchi è un errore, perchè costringerebbe quei 18 milioni di italiani che non sono mai entrati in una sala dedicata a 'professionalizzarsi': è questa l'opinione di Fabio Biondo, membro del comitato di presidenza dell'associazione dei gestori Astro, secondo cui l'ipotesi di confinare gli apparecchi in sale dedicate vuole imporre ai giocatori di «entrare in una sala dove si fa solo gioco, dove il gioco non è un passatempo generico ma ossessione di vincere una somma risolutiva». In questo modo, «il settore non potrà che perdere anche il circuito dedicato». Con il modello attuale, inoltre, c'è una «redistribuzione dei redditi»: dalle slot negli esercizi generalisti ci guadagnano «il produttore che costruisce e vende l’apparecchio, il gestore che lo acquista e lo installa nel bar o nella sala giochi, il punto vendita (bar-tabacchi-sala giochi), il concessionario di Stato che gestisce da remoto i flussi contabili di gioco, l’Erario tramite il preu, l’ordine pubblico che vede – dal 2004 al 2009 – la scomparsa degli 800mila videopoker clandestini censiti ancora operativi nel 2003 dalla G.d.F., la salute pubblica, che non annovera alcuna epidemiologia connessa al G.A.P., il commercio di prossimità, che grazie all’integrazione reddituale delle newslot non chiude l’attività nonostante la contrazione dei consumi. In parole povere, si consolida un settore composto da 100mila addetti, con più di 90mila esercizi che ne costituiscono l’indotto, cui si abbina la emersione erariale di ciò che dal 1995 e sino al 2003 esisteva solo nel sommerso funzionamento dei videopoker».    
Sino ad oggi, continua Biondo, «la sola ragione che poteva legittimare la sala professionale di gioco all’angolo di ogni strada era la sua non-obbligatorietà, in quanto lo Stato garantiva comunque la presenza capillare anche di prodotti light di gioco pubblico nei bar e tabacchi». Se invece salta il “doppio binario”, «non è pensabile che il circuito 'dedicato e professionale' non finisca per inglobare nella criticità anche quei 18 milioni di persone che attualmente giocano solo in bar e tabacchi, senza alcuna ripercussione per sé, la loro famiglia, il loro lavoro». RED/Agipro

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