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26/05/2016 | 17:43

Giochi, Astro: «Istituto Superiore di Sanità conferma, ridurre offerta legale non serve a contrasto patologie»

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astro iss pacifici

ROMA - Restringere il campo del gioco legale «comporta automaticamente l’ampliamento della offerta non autorizzata di gambling, con conseguente aggravamento delle patologie e delle posizioni di rischio degli utenti – giocatori». E’ quanto si legge in una nota di Astro, che commenta quanto affermato oggi da Roberta Pacifici, direttrice del reparto Tossicodipendenze-farmaco dipendenze dell’ISS, intervenuta al convegno tenutosi oggi all’Università romana Tor Vergata. L’intervento della Pacifici «conferma il dato che l’industria del gioco lecito cerca da tempo di dimostrare», si legge ancora nella nota. Se il 15% dei giocatori problematici ammette di accedere già a offerte non legali, il restante 85% rientra nella categoria di coloro che “di giorno giocano alle slot legali, poi di notte accedono al gioco illegale per rifarsi delle perdite in quanto le puntate sono molto più alte”.

Una situazione che già basterebbe - si legge ancora nella nota di Astro - «a connotare come “errato” ogni presupposto di riordino della distribuzione del gioco lecito» basato sulla ghettizzazione della rete di vendita. Ma c’è di più: Astro ricorda che rispetto al periodo 2000-2003, quando ancora il settore non era regolamentato, «vennero censiti 800.000 videopoker (non legali in quanto non “disciplinati”) installati nei pubblici esercizi del Paese, a cui accedevano circa 10 milioni di persone, generanti un “volume di gioco” pari ai 20 mila miliardi delle lire dell’epoca. Trasportando questa evidenza ai giorni nostri, notiamo che al triplicare della base di giocatori, e al dimezzamento del numero dei congegni, la spesa di gioco agli apparecchi resta più o meno la stessa, mentre (ovviamente) cambia l’apporto erariale che da zero si eleva a svariati miliardi di euro. La legalità, il controllo tecnico, la professionalità degli operatori, sono quindi elementi che hanno apportato sicurezza “oggettiva” per l’utenza, e devono essere “coltivati ed ottimizzati”, e non abbandonati. Dai dati dell’AUSL di Genova, infine, troviamo un’ulteriore conferma: le restrizioni imposte dalle locali amministrazioni hanno generato una impennata di malati di G.A.P. “letteralmente” fagocitati dal circuito del gioco on line non regolare».

Quanto reso noto oggi, conclude la nota, fa emergere «le seguenti verità: l’utenza di gioco accede sia ai prodotti legali di gioco che a quelli illegali, con la sola differenza che ai secondi “chiede” quella speranza di vincita che il primo non può soddisfare per via della fiscalità a cui è sottoposto; Il gioco illegale attua un momento di oggettiva recrudescenza patologica nei casi di gioco problematico, in quanto viene visto come “percorso pubblicizzato e percepito per il recupero di perdite” e quindi devasta il soggetto tramite le sue puntate “no-limits”; Il gioco fa parte del “costume” degli italiani, e sta alle istituzioni decidere se agevolare uno stile di vita “nell’illegalità”, piuttosto che nel “controllo di legalità”; alle istituzioni spetta decidere se affrontare una guerra persa in partenza (il divieto di uno stile di vita), oppure mantenere il gettito fiscale raggiunto elevando gli standard di sicurezza-professionalità del proprio prodotto e dei propri operatori. In una parola si deve scegliere se tornare al 2003 oppure “ipotizzare” di evolversi».

RED/Agipro

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