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Ultimo aggiornamento il 02/03/2021 alle ore 21:08

Attualità e Politica

25/01/2021 | 14:35

Antiriciclaggio e giochi, nel 2020 scendono le segnalazioni all’Uif, Razzante (Univ. Bologna): “Calo degli alert dovuto al lockdown, piattaforme illegali fuori controllo”

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Antiriciclaggio e giochi nel 2020 scendono le segnalazioni all’Uif Razzante (Univ. Bologna): “Calo degli alert dovuto al lockdown piattaforme illegali fuori controllo”

ROMA - Le segnalazioni degli operatori di gioco all’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) di Bankitalia sono scese nel 2020 del 10,8%, da 6470 a 5772. Gli alert, riporta il bollettino annuale, hanno riguardato operazioni rischiose per un controvalore di 184,4 milioni di euro, a conferma che l’incidenza del fenomeno nell’industria del gaming – che muove ogni anno oltre 100 miliardi di euro – è molto ridotta, grazie ad una normativa particolarmente stringente e alle politiche di contrasto messe in campo dall’industria. A spiegare ad Agipronews cosa c’è dietro i numeri pubblicati da Bankitalia è Ranieri Razzante, docente all’Università di Bologna di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” e consulente in materia di Commissioni parlamentari. “Il calo delle segnalazioni è dovuto al crollo dei volumi e alla chiusura dei punti vendita. il dato comunque non è omogeneo: sono referente antiriciclaggio di un’azienda che non ha affatto calato il numero delle segnalazioni. In generale, certo, si è giocato meno e quindi è sceso il livello delle Sos, che generalmente provengono in maggioranza dal retail”, spiega. 
 

Quindi l’online è meno soggetto a rischi?
“Non esattamente, i tentativi avvengono anche via Internet. E’ relativamente facile trovare un prestanome, che può immettere nel circuito soldi provenienti da un’altra fonte. Non c’è contatto fisico nell’online e questo è un limite, anche se aprendo un conto di gioco si dispone di tutte le garanzie possibili sull’identità del giocatore. Uno scandalo ha toccato di recente perfino l’e-wallet di Google, ultrasicuro e garantito. Dove manca il contatto diretto, però, il rischio aumenta. Per fare un esempio, nel retail è difficile e rischioso introdurre grandi quantità di denaro cash, mentre un tentativo di riciclaggio può avvenire se la ricarica di conti gioco avviene con soldi provenienti da attività illecita. Questo è inevitabile ma sottolineo che sono le piattaforme estere – non sottoposte ad alcun controllo - a rappresentare il maggior problema. Anche il Dg delle Dogane, Minenna, ne ha parlato ultimamente".


Quale rischio sta correndo la rete di giochi pubblici con questo lockdown che sembra infinito?
"In questo periodo stiamo consegnando il gioco alle mafie. Chi parla di gaming, senza saperne nulla, deve essere consapevole che si sta favorendo l’illegale. Manca la rete autorizzata e quindi i clienti finiscono nelle bische. Se chiudi le attività lecite, crescono le altre. E poi c’è il rischio – più strutturale - che le aziende legali in difficoltà finiscano nelle mani della criminalità. Quando la politica ordina la chiusura di migliaia di punti vendita, deve sapere il rischio che si sta correndo".

 

(SEGUE)

 

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