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Ultimo aggiornamento il 07/08/2026 alle ore 11:12

Attualità e Politica

07/08/2026 | 09:35

Bilancio Ue, Malta guida il fronte contrario alla tassa sul gioco online: anche l'Italia tra i Paesi scettici

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Bilancio Ue Malta guida il fronte contrario alla tassa sul gioco online: anche l'Italia tra i Paesi scettici

ROMA - Accanto a Malta, anche l’Italia si trova tra i Paesi che hanno espresso perplessità sull'ipotesi di introdurre una tassa europea sul gioco online, proposta per contribuire al finanziamento del prossimo bilancio dell'Unione europea. Come riporta Politico, la questione divide già gli Stati membri, ancora prima della presentazione di una proposta legislativa formale da parte della Commissione europea.

Il possibile nuovo prelievo rientra nel quadro delle nuove risorse proprie dell'Unione destinate a sostenere il prossimo bilancio europeo. La proposta ha già aperto un confronto tra i 27 governi, contrapponendo i Paesi dell'Europa meridionale, dove il settore del gioco ha un peso economico rilevante, agli Stati dell'Europa occidentale, guidati dalla Francia, più favorevoli all'introduzione di una tassa.
Le capitali stanno discutendo una misura che, in ogni caso, dovrà essere approvata all'unanimità dagli Stati membri e che non è ancora stata formalmente presentata dalla Commissione europea. La questione si inserisce nel più ampio negoziato sul prossimo bilancio dell'Ue, con l'Irlanda, presidente di turno del Consiglio europeo, impegnata a favorire un accordo complessivo entro la fine dell'anno.

I sostenitori della tassa sottolineano che il nuovo prelievo potrebbe generare oltre 13 miliardi di euro nel prossimo ciclo di bilancio e contribuire anche ad affrontare il tema dei rischi legati alla dipendenza dal gioco. Secondo le stime della Commissione europea, una tassa del 3% sul fatturato netto del settore del gioco online produrrebbe circa 1,9 miliardi di euro all'anno.

Tra i principali detrattori della misura c'è Malta, che considera il comparto del gioco uno dei settori strategici della propria economia. Il gaming rappresenta circa il 12% del Pil nazionale e, secondo il governo maltese, un aumento della tassazione rischierebbe di penalizzare gli operatori regolamentati, favorire il mercato illegale e spingere alcune aziende a trasferire le proprie attività fuori dall'Unione europea.
Il primo ministro maltese Robert Abela ha ribadito la posizione di La Valletta dichiarando: “Malta non accetterà l'introduzione di tasse a livello Ue concepite per sostenere la spesa del blocco”.
Malta si è unita ad altri Paesi mediterranei – Italia, Portogallo e Spagna – nel contrastare la proposta avanzata dall'eurodeputato socialista Victor Negrescu, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche citate da Politico.
Anche l'Italia figura tra i Paesi che hanno manifestato riserve sulla proposta. Una posizione che ha attirato attenzione perché, secondo le stime della Commissione europea, il contributo italiano rappresenterebbe circa il 7% del gettito complessivo della nuova imposta, una quota inferiore rispetto a quella di altri grandi Stati membri.

A sostenere l'introduzione della tassa è invece Peter Shilton, ex portiere della nazionale inglese e oggi impegnato nella lotta contro la dipendenza dal gioco. Secondo l'ex calciatore, una maggiore tassazione contribuirebbe a ridurre gli investimenti pubblicitari degli operatori e, di conseguenza, l'esposizione dei consumatori al gioco.
Una posizione più moderata arriva dal mondo accademico. L'economista Nicola Matteucci, dell'Università Politecnica delle Marche, osserva che esiste "un punto in cui i prezzi superano un certo livello e la domanda diminuisce”, ma precisa che il fenomeno “non è un processo così immediato come suggerito dal settore”.
Perché la nuova imposta possa entrare in vigore sarà comunque necessario il via libera unanime dei 27 Stati membri, un obiettivo che, alla luce delle posizioni già emerse, appare ancora lontano.

FRP/Agipro
 

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