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Ultimo aggiornamento il 20/11/2018 alle ore 09:35

Attualità e Politica

12/09/2018 | 16:58

Cangianelli (Mag): “In Italia il gioco legale è a rischio, puntare su innovazione per combattere dipendenze”

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Cangianelli Mag

ROMA - Il gioco legale in Italia copre circa il 90% dell’offerta, ma gli sviluppi normativi degli ultimi anni stanno mettendo in crisi il settore, con il rischio di ridare spazio alla criminalità e senza misure concrete ed efficaci contro le dipendenze e la tutela dei soggetti deboli. E’ quanto ha sottolineato Emmanuele Cangianelli, partner di Mag, durante il convegno dell'European Association for the Studies of Gambling (EASG) in corso a Malta.

«Il mercato italiano del gioco regolamentato copre approssimativamente il 90% dell'offerta di gambling ai residenti in Italia - dice Cangianelli - Tuttavia, in un percorso ventennale di progressiva canalizzazione della domanda in contesti regolamentati, da diversi anni il successo del controllo istituzionale del gambling è messo a rischio in Italia dalla mancanza di un chiaro bilanciamento tra gli obiettivi di contrasto al gioco illegale, protezione dei consumatori e tutela dell'industria legale e del suo contributo fiscale».

In questo scenario il numero dei giocatori a rischio è «significativo, ma ampiamente minoritario rispetto al totale dei consumatori di gioco». Le misure messe in campo nell'ultimo quinquennio - i ripetuti aumenti di prelievo, in particolare sulle slot, o le limitazioni di distanze e di orari - risulterebbero «più vicine all'obiettivo di deteriorare l'equilibrio del sistema di offerta regolamentata piuttosto che a quello di migliorarla», oltre che «inefficaci, se non perfino controproducenti per gli obiettivi di prevenzione delle dipendenze ed esclusione dei minori».

Anche alcune delle novità in arrivo, come l’obbligo della tessera sanitaria per slot e Vlt, «rischiano di non offrire risultati tangibili per la tutela delle categorie più a rischio senza un quadro più ampio e relativo a tutti i prodotti di gioco regolamentati».

Più efficace sarebbe invece - conclude Cangianelli - creare un «sistema nazionale di esclusione, volontaria e giudiziale», che si basi su un controllo capillare grazie alle innovazioni tecnologiche e ad un «un quadro di maggiore specializzazione degli esercenti», anche in vista della «ulteriore digitalizzazione delle esperienze di consumo».

PG/Agipro

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