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Ultimo aggiornamento il 26/11/2022 alle ore 20:50

Attualità e Politica

07/11/2022 | 10:40

Caso Stanleybet, la società: “Nessun provvedimento di sequestro dei centri, violati i diritti della difesa”. Come ha preso il via l’inchiesta e il ruolo di Adm

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Caso Stanleybet società sequestro difesa Adm

ROMA - “Non esiste un provvedimento di sequestro preventivo dei centri Stanleybet di tutta Italia. Al momento, Stanleybet ha appreso l'esistenza di provvedimenti, di indagini, di relazioni di Adm solo dalle diverse testate giornalistiche che riportano un comunicato diffuso ai giornalisti ancor prima di essere notificato alla parte indagata e consentirne i rimedi giurisdizionali”. E’ quanto dichiara Daniela Agnello, legale di Stanleybet, precisando il contenuto degli articoli sull’inchiesta della Procura di Catanzaro, emersa venerdì pomeriggio. La società di scommesse, spiega la Agnello in una nota stampa, continua a manifestare “un profondo stupore per non aver avuto ancora la notifica e la diretta conoscenza del provvedimento. Tale ritardo non consente l'avvio delle impugnazioni previste dalla legge con violazione del diritto di difesa”. Inoltre, la società esprime “un immenso disorientamento per un decreto emesso dal Gip di Catanzaro, che non tiene conto del "caso Stanleybet" "sanato dalla giurisprudenza" quale "eccezione alla regola con attività lecita e regolare", come definito dalle sentenze emesse negli ultimi vent'anni, in sede penale e amministrativa. E come statuito dai plurimi provvedimenti anche dei giudici di Catanzaro (Ufficio Gip, tribunale del riesame, Tribunale monocratico, Corte di Appello) che sono già intervenuti anche recentemente in materia, dissequestrando i centri per disapplicazione della sanzione penale e prevalenza dei principi eurounitari o assolvendo i titolari perché il fatto non sussiste”.

Infine, Stanley conferma il proprio “assoluto dissenso” dalle dichiarazioni rese dai funzionari Adm, che dopo 20 anni di procedimenti in sede penale, amministrativa e civile (ove l'amministrazione è parte in causa o soggetto informato dei fatti), continuano inesorabilmente a sostenere la tesi che Stanleybet non ha partecipato alle gare e opera in Italia in violazione di legge”. Una tesi, conclude il legale, “puntualmente smentita da migliaia di provvedimenti emessi dall'autorità giudiziaria italiana in sede penale, ben conosciuti da Adm, che riconoscono l'attività di Stanleybet lecita e legittima, trasparente ed esente da censure”. Le indagini, si legge nel provvedimento, prendono spunto da un contenzioso tra il titolare di un punto vendita a Catanzaro e la società di scommesse. Interpellata successivamente dalla Procura di Catanzaro, l’Agenzia delle Dogane e Monopoli – attraverso dichiarazioni e relazioni della Direzione Controlli sul gioco – ha illustrato lo scenario legale in cui si muove Stanleybet. In sostanza, il provvedimento della Procura (validato dal Gip, Gabriella Pede) si basa sull’assenza della concessione e della licenza di pubblica sicurezza ex articolo 88 del Tulps. Per questo, le insegne e i marchi riconducibili alla Stanleybet Malta Ltd presenti sul territorio italiano sono stati sottoposti a sequestro preventivo. Ma la battaglia legale, ovviamente, è solo all’inizio. Stanleybet ha ottenuto nel corso degli anni sentenze della Corte UE e centinaia di decisioni della Corte di Cassazione (e recentemente anche del Consiglio di Stato) che hanno certificato la discriminazione subita da parte delle autorità italiane incaricate di gestire – a partire dal 2000 – i bandi di gara per le concessioni di scommesse.

NT/Agipro

Foto Credits George Hodan CC0 1.0

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