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Ultimo aggiornamento il 26/09/2017 alle ore 09:01

Attualità e Politica

11/01/2017 | 11:32

Cassazione, usura: inclinazione verso il gioco non determina inattendibilità delle parti civili

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Cassazione usura gioco parti civili

ROMA - Avere un’inclinazione verso il gioco d’azzardo “non determina di per sé l'inattendibilità” di una persona che denunci di aver ricevuto dei soldi in prestito a tassi di usura. E’ quanto si legge in una sentenza della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, condannato per usura dal Tribunale di Pescara (con conferma della Corte d’Appello de L’Aquila) a due anni e sei mesi di reclusione, a una multa da 4.100 euro e a risarcire le parti civili. Secondo i giudici, l’inclinazione al gioco di chi denuncia non esclude la “configurabilità del delitto di usura, in quanto lo stato di bisogno può essere di qualsiasi natura, specie e grado ed anche, dunque, originato da debiti contratti per il vizio del gioco d'azzardo”. Se si chiede un prestito che viene concesso a tassi di usura, ai fini della configurabilità del reato non è rilevante “né la causa di esso, né l'utilizzazione”, si legge nella sentenza, che precisa ancora come “la destinazione delle somme al gioco, al pari dell'imprenditore che si venga a trovare in una situazione di difficoltà economica dovuta ad investimenti sbagliati e che dunque si rivolge al prestito usuraria, non determina di per sé l'inattendibilità della persona offesa”.

PG/Agipro

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