Agipronews

Hai dimenticato la password?

Ultimo aggiornamento il 17/10/2019 alle ore 20:53

Attualità e Politica

25/07/2019 | 11:02

Decreto Dignità, segnalazione Agcom al Governo: "Divieto pubblicità favorisce business illegale, impossibile controllare TV che trasmettono dall’estero"

facebook twitter google pinterest
Decreto Dignità Agcom Governo Divieto pubblicità illegale

ROMA - Un ostacolo all’esercizio dell’attività di impresa, che rischia di danneggiare i concessionari italiani e favorire il business illegale operatori, impedendo di fatto l’accesso dei nuovi operatori al mercato. Senza contare che i fornitori di servizi media basati all’estero non sono sottoposti al divieto e quindi continueranno a trasmettere pubblicità di giochi. Insomma, il decreto dignità – come è stato progettato – è un disastro e va rivisto: lo sottolinea l’Agcom nella segnalazione inviata al Governo e pubblicata ieri sera. L'Autorità sottolinea che «nel processo di consultazione tutti gli operatori hanno sottolineato la contraddittorietà del complessivo quadro legislativo di riferimento in materia il quale, da un lato, considera del tutto legittima l’attività di offerta del gioco a pagamento, sottoponendola a regime concessorio, dall’altro, vieta qualsiasi forma di comunicazione commerciale ad essa relativa: tale situazione di fatto rischia di creare un ostacolo all’esercizio dell’attività di impresa, tutelato dall’articolo 41 Cost.» e di come la nuova disciplina possa danneggiare «i concessionari italiani e il rischio di favorire gli operatori illegali». C'è il rischio, poi, che «grava sugli operatori radiotelevisivi stabiliti in Italia in virtù, anche in questo caso, dell’applicazione del principio del Paese di origine: laddove il fornitore di servizi media fosse stabilito in altro Paese dell’Unione, ma i contenuti venissero diffusi anche in Italia lo stesso sarebbe (ed è) legittimato anche a trasmettere pubblicità del gioco con vincita in denaro, sfuggendo tuttavia alla potestà sanzionatoria dell’Autorità». Nella segnalazione si evidenzia, infine, «come il divieto di ogni forma di comunicazione promozionale della propria attività precluda di fatto l’accesso al mercato dei cd. 'new comers' che non potrebbero in alcun modo competere con i marchi già noti presso l’utenza con la conseguenza che un nuovo soggetto, ancorché legittimato ad operare sul mercato sulla base del titolo concessorio conseguito, non potrebbe comunque competere con i marchi già noti». Nel richiamare il quadro normativo europeo di riferimento, poi, l'Agcom - nella segnalazione inviata al Governo - precisa che va rilevata «l’insussistenza a livello europeo di una disciplina organica di riferimento: gli unici atti esistenti hanno infatti natura di 'soft law', difettando del carattere di cogenza nei confronti degli Stati membri», e ricorda che la Risoluzione del Parlamento europeo, del 10 settembre 2013, sul gioco d’azzardo online nel mercato interno «fornisce indicazioni alla Commissione e agli Stati membri per la disciplina della pubblicità dei giochi d’azzardo online e li esorta all’adozione di specifiche misure per garantire che la pubblicità dei giochi sia conforme ad una serie di prescrizioni», precisando che la pubblicità deve essere «responsabile, recare chiari avvertimenti circa i rischi della dipendenza del gioco d’azzardo, contenere informazioni sul gioco d’azzardo compulsivo, adottare format pubblicitari adeguati ad impedire la pratica del gioco d’azzardo sotto i 18 anni» e «non deve essere eccessiva, riguardare i prodotti illegali, esagerare le probabilità di vincita, dando la falsa impressione che il gioco d’azzardo sia una strategia ragionevole per migliorare la propria situazione economica, comparire in avvertimenti espressamente destinati ai minori o dove vi è un elevato rischio di raggiungere i minori». Citando, inoltre, la Direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018, relativa ai servizi di media audiovisivi, l'Agcom ricorda che «il settore della comunicazione promozionale concernente il gioco a pagamento, dal punto di vista della tutela del consumatore, nella Direttiva citata, non venga assimilato ai settori connotati da maggiore rischiosità per la salute».
SA/Agipro

Breaking news

Ti potrebbe interessare...

x

AGIPRONEWS APP
Gratis - su Google Play
Scarica

chiudi Agipronews
Accesso riservato

Per leggere questa notizia occorre essere abbonati.
Per info e costi scrivere a:

amministrazione@agipro.it

Sei già abbonato?
Effettua il login inserendo username e password