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Attualità e Politica

05/07/2018 | 11:50

Decreto Dignità, Marasco (Logico): “Divieto pubblicità sbagliato, ma può essere occasione per autoregolamentazione”

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ROMA - «Un bicchiere di vino è come una scommessa da due euro: non ha mai fatto male a nessuno», dice a “Il Tempo” Moreno Marasco, country manager di Bwin Italia e presidente dell'associazione Logico, che contesta il divieto «nel metodo e nel merito. Prima di tutto consideriamo che la modalità del decreto sia stata inappropriata: non è qualcosa che ha carattere di urgenza e con ciò si è anche esautorato il Parlamento, evitando oltretutto qualunque dialogo con le parti». «Togliere la pubblicità non è una buona scelta - dice ancora - dato che rappresenta l'unico strumento che abbiamo noi concessionari on line per distinguerci dagli operatori illegali. Ce sono ancora tanti». Secondo Marasco, però, «c'è ancora il tempo, tra la conversione parlamentare e altro. Lo stop è immediato ma i contratti proseguono. Sulla carta il settore ha l'occasione di autoregolamentarsi, di lanciare così un messaggio. Questo divieto anziché tout-court si potrebbe ancora tramutare in un divieto sulla pubblicità nociva e ingannevole»

«Se le cose non cambiano, valuteremo un'azione contro lo Stato» ha detto il Ceo di Stanleybet, Giovanni Garrisi, come riporta “Il Messaggero”. «Non parteciperemo però ad azioni comuni, conosciamo bene la situazione ma siamo in una posizione particolare e non vogliamo condividerla con altri. Sappiamo in ogni caso come muoverci per ottenere il risarcimento. Bisogna dividere il Gaming in giochi di azzardo e giochi da intrattenimento. Slot machine e lotterie istantanee sono azzardo puro, ad esempio, il resto ha a che fare con l’abilità. Spero che nel corso della discussione per la conversione del Decreto Dignità si riesca a delineare questa differenza e, infine, che il tema giochi non sia utilizzato per far saltare il Governo».

Pronto al ricorso anche Leovegas, come ha confermato Niklas Lindahl, Managing Director Italy, ancora su “Il Tempo”: «Noi continueremo ad esporre pubblicamente la debolezza di questo provvedimento, lavorando sui fatti. Vorremmo incontrare il ministro (Di Maio ndr) in modo costruttivo a Roma, ma se non vorrà ci incontreremo in Europa». L’operatore sta «valutando un ricorso alla Corte Europea di Giustizia nei confronti di questo decreto. Ci stiamo già attivando con i nostri legali per le varie iniziative. In qualche modo ci incontreremo».

«Non penso che togliere la pubblicità elimini la ludopatia ma ogni azione del governo per ridurla è utile», ha commentato invece Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell'Upa. «Il tema della pubblicità sul gioco», ha detto, «è delicatissimo, riguarda 200 mila famiglie, quindi ha senso intervenire sulla ludopatia», ma «non credo che l'intervento sia risolutivo e si potevano trovare forme intermedie meno massimaliste e più razionali per proteggere le persone».

«Le misure contenute nel decreto Dignità più che un attacco alle imprese non sono in linea con il trend del mercato in generale» ha aggiunto Ernesto Mauri, ad di Mondadori, parlando a margine dell'assemblea dell'Upa.

Il decreto manda «un messaggio importante sulle limitazioni alla pubblicità di quello che io chiamo "gioco d'azzardo legalizzato"». E’ quanto dice, intervistato da Libero, Roberto Maroni, ex Ministro dell’Interno ed esponente di spicco della Lega. Secondo Maroni però il divieto non è la soluzione giusta: «Va bene combattere il problema, ma non è sufficiente. Se bastasse vietare la pubblicità per risolvere il problema della ludopatìa sarebbe bello, ma purtroppo non è così». Il modello, secondo Maroni è quello delle «nazioni europee che confinano le macchinette in sale da gioco specializzate, dove puoi giocare e dove sono presenti esperti e psicologi che, in caso di bisogno, certificano il problema e impedisco no al soggetto di entrare in quei luoghi. Ma se le slot sono nei bar e nei locali, non puoi mica impedire a chi soffre di ludopatia di entrarci... Mi auguro che anche questa parte della legge che, ripeto, mi sembra la migliore, venga fortemente modificato in Parlamento».

RED/Agipro

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