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Ultimo aggiornamento il 29/11/2021 alle ore 19:02

Attualità e Politica

22/11/2021 | 18:00

Giochi, As.tro: "Il tema della dipendenza non deve essere strumentalizzato con dati non corretti"

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Giochi Astro dipendenza

ROMA - «La dipendenza da gioco è un problema serio che merita la massima attenzione da parte della stampa, delle autorità competenti e degli stessi imprenditori che svolgono offerta di gioco», ma è necessario che «le problematiche correlate al gioco, di cui non intendiamo certo negare l’esistenza, vengano rappresentate nella loro corretta dimensione e non con annunci sensazionalistici supportati da dati errati o ricavati da indagini statistiche la cui  valenza scientifica è tutta da dimostrare». Lo scrive il presidente dell'associazione As.tro, Massimiliano Pucci, in una lettera inviata al Direttore Responsabile del quotidiano Eco di Bergamo, in riferimento al contenuto dell’articolo, apparso sull’edizione del 20 novembre scorso, dal titolo “Gioco d’azzardo, è allarme. 2.500 i giovani a rischio”.
«Sottolineiamo un evidente errore nel metodo di calcolo che consiste nell’aver probabilmente confuso i dati riferiti alle somme puntate dai giocatori con quanto dagli stessi effettivamente speso», si legge nella lettera. «Abbiamo poi motivo per nutrire dei dubbi in merito alla fondatezza dei dati riguardanti il numero dei giocatori patologici presenti nella bergamasca», quantificati in 28mila soggetti. «Dal momento che dall’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità risulterebbero circa 13 mila persone, su tutto il territorio nazionale, in cura per tale patologia presso i servizi sanitari per le dipendenze, viene spontaneo chiedersi, a fronte di una discrepanza così evidente, quale sia la fonte del dato». 
«Rispettiamo l’opinione di tutti, compresa quella di chi è convinto che la soluzione del problema della dipendenza da gioco debba passare per lo smantellamento del sistema del gioco pubblico legale (e quindi per un ritorno alle bische clandestine e ai videopoker senza regole), ma continuiamo a faticare nel dover convivere con il rischio che le opinioni, qualsiasi esse siano, possano formarsi su dati errati o non fondati su dati obiettivi», conclude la lettera.
RED/Agipro

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